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Calcioscommesse, il sistema svelato dai magistrati

Mario Cassano

Mario Cassano

Gli zingari in Italia – scrivono i magistrati nelle 488 pagine di ordinanza – non organizzavano in senso proprio le manipolazioni: cioè non spingevano i giocatori, dando loro disposizioni ad agire secondo i loro programmi: ma, piuttosto, approfittavano di una situazione già esistente. Parole pesantissime. Tanto che gli investigatori parlano apertamente di un «inquinamento etico del mondo dei calciatori e forse anche di alcuni dirigenti, che non è stato episodico ma diffuso e culturalmente accettato». All’iniziale gruppo di slavi (colpiti da arresti in Croazia), si sostituisce quello degli ungheresi. Ma il cuore economico viene da Singapore.

Due milioni. Dalla rogatoria dei magistrati ungheresi dopo l’interrogatorio di un arrestato, Horvath Gabor: «L’organizzazione sotto la guida del Boss aveva manipolato una partita italiana di serie A (Lecce-Lazio), erano arrivati sulla cima. I complici in Italia (tali Borgulya e Schulz) dovevano far arrivare i soldi ai giocatori del Lecce: 600.000 euro. Il Boss aveva scommesso 2 milioni di euro su più di quattro gol. Al primo tempo il risultato era già 2-2. Dopo l’intervallo sono capitati subito un rigore e un’espulsione nel Lecce. Il rigore (3-2) viene segnato. La scommessa era cosa fatta».

Schede sicure. I magistrati: «Come dimostrato dai tabulati e dalle celle telefoniche che certificano la posizione geografica di coloro che utilizzavano gli apparecchi, numerose schede rilasciate da gestori di Stati esteri sono state assegnate direttamente ai calciatori corrotti che potevano, in questo modo, disporre di un filo diretto con il proprio referente dell’organizzazione».

Money carrier. Attraverso il telefonino, viene realizzata la sorveglianza dinamica di Choo Beng, che arriva da Singapore all’aeroporto di Milano Malpensa solo per consegnare i soldi di una combine (il 4 novembre 2011). Gli investigatori lo definiscono come il money carrier dell’organizzazione internazionale.

Un kg di euro. Il trolley di Choo Bang pesava 9 chili alla partenza e 8 all’arrivo. Consegna quindi un chilo di banconote al contatto italiano.

SMS di Cassano. I magistrati: «Era Mario Cassano (portiere del Piacenza) a scambiare sms via cellulare con Zamperini per seguire l’andamento delle trattative illecite su molte partite».

Mauri e Milanetto. Ai magistrati, Carlo Gervasoni dice: «Gli slavi si misero in contatto con Mauri della Lazio per manipolare la partita Lazio-Genoa (4-2) il giorno stesso (il match fu disputato alle 18 del 14 maggio 2011). Poi incontrarono anche Milanetto, il quale a sua volta interessò altri giocatori della sua squadra».

Solo un tempo. Gervasoni: «So che gli slavi puntavano sulla sconfitta del Genoa con l’over finale. In realtà ho appreso che, durante i contatti a Roma, era emerso che alcuni giocatori della Lazio avevano già scommesso su un risultato diverso. Ilievski e Zamperini, dopo aver parlato con i loro referenti Mauri e Milanetto, erano giunti alla conclusione che l’accordo doveva limitarsi ad un over nel primo tempo con libertà per le squadre di concludere il risultato del secondo tempo».

Il tempo. Gervasoni su Palermo-Bari (2-1): «Era stato Carobbio a mettersi in contatto con i giocatori del Bari. Gegic mi riferì che erano stati corrotti Padelli, Bentivoglio, Parisi, Masiello e Rossi. Il risultato concordato era un over con la sconfitta del Bari di almeno due gol ma non venne raggiunto in quanto Miccoli sbagliò il rigore che era stato volutamente provocato. Miccoli non sapeva nulla della combine».

Team qualunque. Gervasoni: Era stato proprio Zamperini a chiederci se conoscessimo qualcuno disposto a ”finanziare” la sconfitta di una squadra qualunque contro la Lazio».

Lecce-Lazio. Gervasoni: «La partita si prestava a una scommessa perchè la Lazio doveva andare in Europa e il Lecce era già salvo. Tutte e due le squadre furono coinvolte. Zamperini si mise in contatto con Mauri. Gegic disse che aveva investito 400.000 euro per pagare i giocatori di Lecce e Lazio. Gegic disse che erano coinvolti altri due o tre giocatori della Lazio e tre o quattro del Lecce. Per il Lecce ricordo i portieri Rosati e Benassi: il primo fu espulso e subentrò al secondo».

I Mondiali U 20. Simone Farina, calciatore del Gubbio, racconta al Procuratore Federale Palazzi: «Zamperini, parlandomi dell’organizzazione di cui faceva parte, mi disse che quel gruppo si era adoperato anche per alterare i risultati del mondiale under venti in Colombia».

L’asciugamano. Combine di Novara-Ascoli, il giocatore Bertani viene indicato come «di assoluta fiducia degli zingari». Colui che deve pagare gli manda un sms: «Ho lasciato le maglie in albergo». Ovvero 40.000 euro avvolti in alcuni asciugamani.

Mauri telefona. I magistrati: «Mauri utilizzava spesso schede “coperte“, con la palese intenzione di eludere eventuali investigazioni. La gran parte delle conversazioni sono ubicate nella zona Nord di Roma tra Ponte Milvio, Cassia e la zona di Formello, dove abita Mauri e dove si trova il Centro sportivo della Lazio».

Affamato. Grosseto-Reggina (2-2) è un’altra partita da combine. Alija Ribic (che cura le trattative) riferisce a Dino Lalic (dell’organizzazione) le richieste del portiere Acerbis: «Il portiere ha fame. E che vuole? Tre o quattro pezzi…».

Le accuse a Conte. Nei verbali di interrogatorio Filippo Carobbio chiama in causa Antonio Conte per Novara-Siena del 30 aprile 2011. «Lo stesso allenatore Antonio Conte ci rappresentò che potevamo stare tranquilli in quanto avevamo raggiunto l’accordo con il Novara per il pareggio».

Il Siena sapeva. «Ci fu un accordo per finire la gara in parità – spiega ancora Carobbio ai magistrati – in effetti ne parlammo anche durante la riunione tecnica (…). Ricordo, peraltro, di averne anche parlato con Daniele Fagiano (ndr., direttore sportivo del Siena), che è un dirigente, braccio destro di Perinetti (ndr., Giorgio Perinetti, direttore generale della formazione toscana)».

L’Albinoleffe. «Ci accordammo per concedere i punti all’Albinoleffe che ne aveva bisogno per andare matematicamente ai play-out (…) – racconta ancora Carobbio – in settimana si parlò molto in società tra calciatori, allenatore e società, dell’accordo raggiunto con l’Albinoleffe».

Sculli e le porte. Prima di Lazio-Genoa 4-2 (14 maggio 2011), Sculli si fa promotore di un incontro tra Safet Altic e il genoano Kaladze, interessato a comperare «porte». Il 12 maggio Altic viene intercettato mentre parla con un pregiudicato alessandrino, Fioramante Caruso:
Altic: «Dimmi ».
Caruso: «Com’è fratello?».
Altic: «Ma bene, devo partire adesso… dai ti chiamo io che mi sbrigo due cose, così..».
Caruso: «No, un secondo solo, per la storia dei 50.000 euro delle porte che c’ho la gente qua!».
Altic: «Ma vado adesso da Kalazde».
Caruso: «Eh?»
Altic: «Sto andando adesso a Milano da Kalazde, si sta comprando lui tutte le porte, vado lì e ti chiamo.»

Bari-Roma. Il 21 gennaio 2011 Andrea Masiello, giocatore del Bari, racconta ai magistrati che Angelo Iacovelli, tramite tra gli slavi e i giocatori del Bari, lo contattò per intervenire su «(…) Bari-Roma (…). Ricordo che Iacovelli mi disse che c’era pronta per me una valigetta coi soldi».

Udinese-Bari. Il 15 marzo 2012 Masiello dichiara: «Di Tullio mi propose di manipolare la partita Udinese-Bari, penultima giornata di ritorno del campionato 2009/2010. (…) Io, Bonucci, Belmonte e Parisi giocammo per raggiungere il risultato cui mirava Di Tullio, agevolando la segnatura di tre reti».

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