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Calcioscommesse, arrestati Mauri e Milanetto

Stefano Mauri

Stefano Mauri

19 arresti e 30 perquisizioni nell’indagine sul calcioscommesse avviate dalla procura di Cremona. Finiscono in manette il capitano della Lazio, il giocatore del Padova (ex Genoa) e Bertani (Sampdoria, ex Novara) accusati di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva. Il terremoto che colpisce il calcio italiano vede coinvolte quasi 150 persone. Complessivamente sono stati emessi 19 provvedimenti, 10 dei quali riguardano ex giocatori e calciatori di A, B e Lega Pro. Arrestato il calciatore dell’Albinoleffe Matteo Gritti. Il gip di Cremona Guido Salvini non ha accolto l’arresto per l’attaccante del Genoa Giuseppe Sculli anch’essi indagato per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva. Secondo le accuse del pm Roberto Di Martino, Mauri e Milanetto, erano disponibili, in cambio di denaro, a combinare gli incontri delle loro rispettive squadre. Al centro dell’indagine ci sono una serie di partite di serie A e serie B del campionato 2010-2011 truccate dall’organizzazione: sono Napoli-Sampdoria del 30 gennaio 2011 , terminata con il risultato di 4-0; Brescia-Bari del 6 febbraio (2-0)Brescia-Lecce del 27 febbraio (2-2), Bari-Samp (0-1) del 23 aprile, Palermo-Bari (2-1) del 7 maggio, Lazio-Genoa (4-2) del 14 maggio e Lecce-Lazio (2-4) del 24 maggio. In occasione della partita Lecce-Lazio i giocatori delle squadre, fra cui Stefano Mauri, sarebbero stati corrotti con 600 mila euro, è quanto sostiene il procuratore di Cremona precisando che quell’incontro fruttò all’organizzazione un guadagno di 2 milioni.

La parola «documenti» al posto di «soldi», indicati anche come «l’orologio», «paprika», «computer» e forse anche da «porte». Per parlare al telefono tra di loro alcuni degli indagati dalla Procura di Cremona utilizzavano un linguaggio in codice studiato per eludere eventuali intercettazioni. Le «porte» sono quelle di cui parla un pregiudicato bosniaco, Safet Altic, in contatto anche con Giuseppe Sculli e Domenico Criscito. Al telefono con Fioramante Caruso, pregiudicato alessandrino, Altic spiega che Kakhaber Kalazde, all’epoca al Genoa, «si sta comprando lui tutte le porte». E tra i principali protagonisti dell’inchiesta figura proprio Giuseppe Sculli, che utilizza con Altic un linguaggio amichevole fino al punto di chiamarlo sempre «frate», e cioè fratello)», ma anche criptico: nelle telefonate tra i due «documenti» sta per «denaro»; Altic gli chiede se ha l’orologio: «Frase senza senso – scrivono i magistrati – ma immediatamente interpretata da Sculli».

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