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Neutrini più veloci della luce di 60 nanosecondi

I neutrini superano la velocità della luce

I neutrini superano la velocità della luce

Addio vecchie certezze della fisica. I neutrini possono superare la velocità della luce. A dimostrarlo sarebbero i dati del rivelatore Opera, dell’esperimento Cngs (Cern NeutrinoS to Gran Sasso), nel quale un fascio di neutrini viene lanciato dal Cern di Ginevra (Svizzera) e raggiunge i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, dell’Istituto nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Dalla comunità scientifica non è ancora arrivata la conferma ufficiale, attesa molto probabilmente per oggi da parte del Cern. Se confermato, il risultato rivoluzionerà l’attuale concezione dell’universo. Rompe, infatti, uno dei capisaldi della fisica contemporanea, ovvero quello dell’impossibilità di superare la velocità della luce, previsto dalla Teoria della Relatività Generale di Einstein.

Un pizzico di scetticismo c’è ancora. Del resto tutte le grandi scoperte nella storia della scienza hanno suscitato sentimenti di prudenza da parte della comunità scientifica. Ma, per ora, nessuna obiezione ha messo in dubbio che i risultati, raggiunti dai ricercatori coinvolti nell’esperimento Opera del Cern di Ginevra, siano sbagliati. I neutrini osservati dagli scienziati guidati da Antonio Ereditato, ricercatore napoletano dell’Università di Berna, hanno viaggiato per 730 km, dal Cern di Ginevra ai Laboratori dell’istituto nazionale di Fisica Nucleare del Gran Sasso, a una velocità superiore alla luce. Ereditato, sposato e senza figli, ha completato tutti gli studi a Napoli, nell’università Federico II, dove si è laureato nel 1987 con una tesi sulla fisica dei neutrini. Poi è iniziato un lungo itinerario attraverso i maggiori laboratori fra Europa e Giappone, da Strasburgo al Cern di Ginevra, fino a Nagoya, poi di nuovo in Italia, nella sezione di Napoli dell’Infn e infine a Berna, dove dal 2006 dirige l’Istituto di Fisica delle particelle dell’università.

I neutrini sono arrivati a destinazione con un anticipo di 60 miliardesimi di secondo rispetto a quanto gli scienziati si aspettavano. E questo ha stupito la comunità scientifica intervenuta ieri al Cern nel seminario organizzato per presentare questi straordinari risultati. Perché se i dati saranno confermati da ulteriori esperimenti, sarà messa in crisi la stessa teoria della «Relatività Speciale», per oltre un secolo dogma inviolabile. Einstein diceva che nessuna particella può essere più veloce di un fotone che viaggia a circa un miliardo di km l’ora. Scardinare questo assioma significherebbe dover riscrivere da capo i libri di fisica moderna. La stessa struttura spazio-tempo verrebbe messa in discussione. Nella concezione relativistica infatti lo spazio ed il tempo formano un’unica entità, chiamata «continuo spazio-tempo», con quattro dimensioni: tre spaziali ed una temporale.

Se gli scienziati dovessero confermare la loro scoperta questo «continuo» potrebbe non esistere, così come il «principio di causalità» verrebbe messo in discussione. «Se un’informazione o una qualsiasi entità può viaggiare più veloce della luce – dice Valerio Rossi Albertini, fisico del Cnr – allora per assurdo è giustificato ritenere che in certi casi la premonizione è possibile». Di conseguenza infatti il principio logico secondo cui un effetto deve essere sempre preceduto da una causa non sussisterebbe. «Se i risultati saranno confermati – ha detto Giuseppe Longo, docente di astrofisica alla Federico II di Napoli – saremmo costretti a rivedere gran parte della fisica sia dell’infinitamente grande che dell’infinitamente piccolo».

Ma prima di rivoluzionare oltre un secolo di convinzioni sulla fisica, sono gli stessi autori dello studio a fare valutazioni prudenti. «Nonostante le nostre misure abbiano una bassa incertezza sistematica e un’elevata accuratezza statistica, e nonostante la fiducia riposta nei nostri risultati sia alta, rimaniamo in attesa di confrontarli con quelli provenienti da altri esperimenti», precisa Dario Autiero, responsabile analisi misurazioni del gruppo Opera. Prima di allora gli scienziati rifiutano di fare previsioni e prendono le distanze da interpretazioni fantascientifiche, quali i viaggi nel tempo. Ma per la Chiesa siamo ora più vicini al mistero di Dio: «Indagare la natura in maniera scientifica significa proprio – afferma monsignor Mauro Cozzoli, ordinario di Teologia morale alla pontificia università Lateranense -, penetrare sempre più profondamente i disegni di Dio sulla Creazione». Soddisfatta il ministro dell’Istruzione e della Ricerca, Mariastella Gelmini: «Sono – dice – grata a tutti i ricercatori italiani che hanno contribuito a questo evento».

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