La crioterapia integrale aiuta a curare i dolori ossei

Dolori ossei

Dolori ossei

In Polonia a un centinaio di chilometri da Varsavia esiste un piccolo paese, Spala, chiamato «la capitale mondiale della crioterapia». Qui i calciatori trovano refrigerio in vasche d’acqua dove enormi di blocchi di ghiaccio galleggianti rendono la temperatura decisamente freddina: il termometro oscilla tra i -60 e i -120 gradi. Non non è un vezzo da campioni del mondo, ma una vera e propria terapia. In Italia, la nazionale di rugby fa lo stesso nel primo centro dotato di camera total body (Bongi, a Brescia). E prima delle partite, dopo l’allenamento, esegue il “crio ritual”. Il grande freddo, a detta degli allenatori, aiuta a riassorbire più rapidamente microtraumi e infiammazioni. Oltre a stimolare il sistema ormonale e a rendere più vigili e concentrati. Del potere antinfiammatorio del ghiaccio si conoscono i benefici da tempo, oggi però l’uso del trattamento crioterapico esclusivamente localizzato sta lasciando spazio a quello integrale. Ma come funziona? Il percorso avviene in tre fasi. Ci si mette il costumino e si entra in una prima sala raffreddata con azoto liquido a – 15 gradi. Dopo qualche giretto in tondo, perché è dura rimanere fermi, si passa nella seconda camera: la temperatura si abbassa a – 60. E si comincia a tremare. Altro giro altro girone. L’ultimo il più infernale: la camera del «surgelamento». Qui si raggiungono i -110. Time out a 3 minuti, ma già dopo il primo c’è chi desiste. È comunque sufficiente per rimettere in circolo quello che deve: flusso sanguigno e metabolismo, che accelerando il ritmo bruciano le tossine. Chi soffre di dolori osteo-articolari e di artrosi grave sente sparire il dolore in un batter di denti. Tutta questione di cervello, che spiazzato dallo sbalzo termico, si concentra più sullo stimolo del freddo che su quello del dolore. Dopo una settimana di terapia, gli esperti assicurano che i benefici si prolungano oltre la singola seduta. La crioterapia è comunque sconsigliata alle persone ipertese e cardiopatiche per la violenta vasodilatazione messa in atto. Dopo il congelamento, il riposo è obbligato, almeno 30 minuti per recuperare il contatto con il proprio corpo. Poi ci si sente euforici, attivi e meno stressati. © Barbara Maffeo

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