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Un pugno di voti che può aprire una breccia

Pietro Grasso

Pietro Grasso

C’è una immagine che più di tutte racconta con esattezza la situazione politica. E’ il ballottaggio al Senato, dove alla fine Pietro Grasso, candidato del centrosinistra, ha prevalso su Renato Schifani. In quella votazione Scelta Civica e 5Stelle si sono presentate con la posizione ufficiale di non voto, hanno deposto scheda bianca. Vuol dire che le due novità più importanti scaturite dalle urne seppur con esiti opposti – Grillo trionfante, Monti ridimensionato – hanno deciso di non giocare, di estraniarsi. Bene: in politica, nelle istituzioni, si tratta di una scelta che raramente paga e che perciò minaccia di rivelarsi perdente. Così è stato. Un pugno di senatori grillini ha deciso di convergere su Grasso, a testimonianza che nonostante quel che sostiene il capogruppo Vito Crimi, non è sempre agevole considerare «tutti uguali». Si tratta di un elemento su cui sia i montiani che i seguaci di Grillo dovranno riflettere a fondo, visto che il film del Senato è destinato ad avere repliche in altrettanti passaggi cruciali per la legislatura: la formazione del nuovo governo e, subito dopo, la scelta del successore di Napolitano. Con un colpo di scena, e dopo che Scelta Civica si era tirata indietro per Montecitorio (su Monti a palazzo Madama il niet era arrivato direttamente dal Colle), Bersani ha messo sul tavolo due nomi a sorpresa: Laura Boldrini di Sel per la presidenza della Camera e, appunto, Pietro Grasso per il Senato. Una mossa di forte impatto a fini interni e in prospettiva elettorale. Il leader pd ha voluto far intendere a tutti che accordi con il Pdl non ne intende fare in nessun caso, e che il Pd, come e più di 5Stelle, è in grado di mettere in pista personaggi che non solo sono freschi, facce che innovano, ma anche in possesso di qualità importanti dal punto di vista della competenza e del ”controllo di legalità”. Un modo chiaro di sfidare l’elettorato grillino in particolare in quella fascia che ha abbandonato il Pd giudicandolo inesorabilmente legato a schemi e prassi del passato. Non solo. L’affondo bersaniano ha provocato un vero e proprio sommovimento nei senatori di 5Stelle, costringendoli a misurarsi con il fatto che una cosa sono i comizi e i Vaffaday e un’altra – e ben diversa – il lavoro in Parlamento. Il pugno di grillini che ha votato Grasso non è tanto importante per il numero in sè, quanto perché ha aperto una breccia. E’ logico immaginare che il Pd cercherà di replicare lo schema per il governo. Che ci riesca, rimane quasi impossibile e le elezioni anticipate sono sempre lì. Però è un fatto che adesso Bersani è più forte: sia verso Napolitano che verso Grillo. Anche il Pdl dovrà riflettere. Non riesce a entrare in scena, mentre il suo leader storico appare sempre più provato: nel fisico e dalle vicende giudiziarie. © Carlo Fusi

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