Svendita della Dc, volevo bloccare tutto

Pierluigi Castagnetti

Pierluigi Castagnetti

La svendita dell’immenso patrimonio immobiliare della Dc è stata ricostruita ieri, in un’aula di Tribunale, da tre dei principali protagonisti del partito fondato da don Luigi Sturzo. A cominciare da Pierluigi Castagnetti, l’ultimo segretario del Partito Popolare, che forse aveva intuito che cedere ben centoventi immobili ad un imprenditore veronese per tre miliardi delle vecchie lire, sembrava decisamente sospetto: «Avrei voluto bloccare tutto. Mi è stato detto che era impossibile. Quando ho scoperto che non era vero, era troppo tardi. Mi sono sentito beffato», ha detto Castagnetti, al processo per bancarotta fraudolenta all’imprenditore Angiolino Zandomeneghi, imputato insieme ad altre dieci persone, tra cui l’allora tesoriere della Partito Popolare, Romano Baccarini, e i due segretari amministrativi Alessandro Duce e Nicodemi Oliviero. Più distaccato Ganfranco Rotondi, ex ministro del governo Berlusconi e all’epoca dei fatti segretario amministrativo del Cdu: «Non mi sono mai interessato del patrimonio immobiliare della Dc. Quando si sciolse la vecchia Democrazia Cristiana mi occupai soltanto di poter mantenere il diritto a utilizzare il nome del partito». Mentre l’ex presidente del Senato Franco Marini, segretario del Partito Popolare tra il ’97 ed il ‘99, ha rivendicato il suo ruolo di tecnico: «Quando sono diventato Segretario mi sono occupato soltanto di politica».«Baccarini si comportò correttamente. Tutto avvenne alla luce del sole» commentano i difensori di Baccarini, gli avvocati Marco Martinez e Pierluigi Mancuso. © Giulio De Santis

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