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Spending review, governo battuto al Senato

Sergio De Gregorio

Sergio De Gregorio

La spending review non imporrà tagli a Parlamento, Quirinale e Corte Costituzionale, però meglio non scriverlo nero su bianco. Il Senato vota, contro il parere del governo, la cancellazione del comma del decreto legge che escludeva dalla scure del commissario Bondi i tre organi costituzionali. Di fatto, comunque, i tagli non li riguarderanno, essendo tali organi dotati di autonomia finanziaria. Il governo perciò non può adottare provvedimenti sulla determinazione delle loro spese e ribadirlo nel decreto sarebbe stato solo ridondante. Palazzo Madama ha avuto anche il tempo di votare, ribaltando l’esito del voto in giunta, contro gli arresti domiciliari per il senatore De Gregorio, coinvolto nella vicenda giudiziaria dei fondi pubblici all’Avanti. Complice il voto segreto, 169 senatori hanno detto no all’arresto del collega. Il Pdl aveva annunciato il voto contrario, ma anche franchi tiratori di altri partiti hanno seguito l’esempio. La caccia ai colpevoli è iniziata subito. Per il Pd vanno cercati nella Lega Nord, che respinge le accuse al mittente. Di certo la maggioranza è stata più ampia della somma dei voti di Pdl e Carroccio.

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