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Sì al leghista Ettore Adalberto Albertoni al Csm

Ettore Adalberto Albertoni

Ettore Adalberto Albertoni

Federalista della prima ora, continuatore dell’ideologo della Lega Gianfranco Miglio, presidente del Consiglio regionale lombardo, ex consigliere del Cda Rai, nonché avvocato e docente universitario. E ora nuovo membro laico del Csm. Ettore Adalberto Albertoni è stato ieri eletto dal Parlamento, riunito in seduta comune. Seicento e nove voti e Albertoni può fare il suo ingresso a Palazzo dei Marescialli, andando ad occupare la poltrona che già è stata di Matteo Brigandì, dichiarato ”decaduto” dall’incarico dall’aprile scorso. Il motivo una incompatibilità, determinata dal fatto che Brigandì non lasciò tempestivamente l’incarico di amministratore di una società commerciale. Ma a pesare anche le polemiche legate a una fuga di notizie relative a un procedimento disciplinare, risalente agli anni Ottanta, nei confronti del pm milanese Ilda Boccassini. Proprio a fine settembre la Corte costituzionale ha respinto il conflitto di attribuzione sollevato dall’avvocato di Bossi, che si era rivolto alla Consulta per chiedere l’annullamento della delibera del Csm.

Albertoni, nato 75 anni fa a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, è il padre dello Statuto della Lombardia. Ed è per questi incarichi, spiegano nel suo entourage, che il professore ama essere ricordato. Accanto ai ruoli ricoperti in Regione (assessore alle Culture e identità dal maggio 2000 al luglio 2006) e all’incarico a Viale Mazzini (dal 2002 al 2003), Albertoni ha guidato ”il gruppo di saggi” che avrebbe dovuto svolgere funzioni di consulenza per il Parlamento del nord, guidato allora dal presidente Marco Formentini (fine anni Novanta).

Il Senatùr, così raccontò Albertoni anni fa in una intervista, aveva già pensato a lui come possibile giudice costituzionale, salvo poi decidere di mandarlo a occupare i piani alti di Viale Mazzini. «Io sono un estimatore di Bossi da sempre e mi considero un suo amico», spiegava allora l’avvocato, ripercorrendo il suo ingresso in politica avvenuto prima nel Psi. «Conoscevo bene Craxi, eravamo stati compagni d’università, abitavamo nella stessa strada e i nostri padri erano entrambi avvocati». Finito l’amore per il socialismo, ful il tempo della folgorazione leghista, della frequentazione dei prati di Pontida e della passione per un movimento da lui definito «rivoluzionario». Ora la più comoda poltrona di Palazzo dei Marescialli. Dall’Anm il presidente Luca Palamara così commenta l’avvenuta elezione: «È una scelta del Parlamento, rispetto alla quale non posso che essere spettatore».

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