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Sentenza Mediaset, dagli arresti alla decadenza

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Dopo la decisione della Cassazione, Berlusconi sarà costretto a cambiare regole e stili di vita. Non potrà viaggiare all’estero, né ricevere visite non autorizzate dalla magistratura di sorveglianza. E anche sul fronte politico si sta per aprire una nuova stagione. Come pensa di reagire, l’ex premier, alla condanna definitiva? E mentre i parlamentari del Pdl si lanciano in una richiesta di grazia al presidente della Repubblica, la legge lascia pochi margini di azione. Se il Cavaliere rifiuterà l’idea dell’affidamento ai servizi sociali, non gli rimarrà altro che l’arresto domiciliare.

Berlusconi rimane un uomo libero?
Da ieri mattina Silvio Berlusconi non è più un uomo libero, anche se non andrà in carcere, visto che ha ormai raggiunto 78 anni di età. Il pm di Milano Ferdinando Pomarici ha firmato l’ordine di esecuzione della pena con sospensione. Dei quattro anni di condanna, tre sono indultati. Ne rimane uno da scontare. La notifica partita dalla cancelleria degli uffici giudiziari lombardi, è stata già notificata all’imputato, anche se non avrà effetto immediato, perché contestualmente all’ordine di esecuzione, l’accusa ha firmato l’ordine di sospensione per 30 giorni. La proroga trova origine nella legge Simeone-Saraceni del 1998. In questo periodo di “sosta”, Berlusconi dovrà decidere quale strada scegliere: se chiedere la misura alternativa dell’affidamento in prova ai servizi sociali oppure della detenzione domiciliare. Ma siccome ci si trova nel periodo estivo e quindi di sospensione feriale dei termini di legge – un periodo che si protrarrà fino al 15 settembre – i 30 giorni avranno inizio solo dopo l’ultima notifica all’ex premier e ai suoi legali, a partire dal 16 settembre. A questo punto, la scelta del Cavaliere dovrebbe arrivare negli uffici giudiziari milanesi intorno al 16 ottobre. Anche se l’ultima parola spetterà al Tribunale di sorveglianza.

Come sconterà la pena?
Le strade percorribili dall’ex premier e dai suoi difensori sono due: l’affidamento in prova a servizi sociali, come in passato molti altri parlamentari hanno scelto di fare, oppure gli arresti domiciliari. Qualora decidesse di optare per il volontariato e l’assistenza, dovrà presentare un’istanza che verrà valutata dal Tribunale di sorveglianza. Non è detto, però, che i giudici la accettino: potrà essere accolta o respinta dopo aver valutato la reale disponibilità del condannato a un percorso rieducativo. L’iter di questa valutazione può avere tempi molto variabili, da pochi mesi a un anno. Se invece, allo scadere dei 30 giorni, Berlusconi ribadisse quanto detto in questo periodo, e cioè che mai avrebbe richiesto l’affidamento ai servizi sociali, non andrà comunque in carcere ma agli arresti domiciliari: sia perché ha più di 70 anni, sia perché mesi fa, nel caso del direttore de il Giornale Alessandro Sallusti, il procuratore milanese Edmondo Bruti Liberati ha interpretato una norma della legge svuotacarceri Alfano-Severino. Le porte del carcere potrebbero aprirsi unicamente davanti a una fuga, perché non basterebbe neanche che la sentenza Ruby ( dove è stato condannato a 7 anni), diventasse definitiva in tempi molto rapidi.

Cosa accade se rifiuta l’affidamento in prova?
Se anche il Cavaliere dovesse confermare quanto detto in questi giorni, e cioè che non chiederà mai l’affidamento in prova ai servizi sociali, non andrà comunque in carcere. La questione è legata innanzitutto all’età. Berlusconi ha 78 anni e quindi, per lui, non è previsto il carcere. Di recente ha trasferito la sua residenza a Roma, e se dovesse optare per i domiciliari, è possibile che scelga di scontarli a palazzo Grazioli. Inoltre, anche se il Tribunale dovesse emettere l’ordine di cattura, il Cavaliere godrebbe della cosiddetta “doppia sospensiva Bruti”, ovvero di quel provvedimento adottato dal procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, nei confronti del direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti. Bruti Liberati ha interpretato una norma della legge svuotacarceri Alfano-Severino, in modo tale da collocare ai domiciliari anche il condannato (con pene da espiare fino a 18 mesi) che non abbia fatto richieste di misure alternative. Tra le condizioni legate all’arresto, comunque, ci sono anche le disposizioni secondo le quali Berlusconi non potrà rilasciare interviste o avere rapporti con altri al di fuori dei suoi familiari più stretti. Anche se, è facile immaginare, che otterrà qualche deroga.

Potrebbe ancora espatriare?
La prima conseguenza pratica dell’emissione del decreto di esecuzione della pena è rendere impossibile la fuga di chi deve scontare una condanna definitiva, ed è quindi necessario toglierle il passaporto. Così, ieri, come prevede la procedura, all’ex premier è stata disposta la revoca del documento. Il compito, dalla questura di Milano, è stato affidato alla questura di Roma. E questo perché l’ex premier, da qualche tempo, ha eletto la propria residenza nella Capitale. A eseguire materialmente le indicazioni arrivate dalla Lombardia sono stati gli uomini della Digos di via di San Vitale. Berlusconi, però, oltre a questo passaporto ne aveva anche uno diplomatico. Ieri, però, la Farnesina ha fatto sapere che «il passaporto diplomatico dell’ex presidente del Consiglio è scaduto nell’aprile 2013». A questo punto, mentre alcuni parlamentari del Pdl stanno pensando di presentare richiesta di grazia al presidente della Repubblica, ai difensori rimane da giocare la carta della Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo. Il Cavaliere, infatti, ha sempre parlato di persecuzione giudiziaria. Bisognerà vedere se la difesa si troverà d’accordo nel prendere questa decisione.

Cosa succede in caso di altre condanne?
Grazie all’indulto Berlusconi non andrà in carcere perchè su 4 anni per frode fiscale, 3 sono stati cancellati grazie alla misura votata dal Parlamento nel 2006. L’art. 3 della legge, tuttavia, stabilisce che il beneficio «e’ revocato di diritto se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge, un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore a due anni». Ciò significa che se il Cavaliere dovesse essere nuovamente condannato in via definitiva in uno degli altri processi a suo carico, l’indulto che gli è stato concesso per la vicenda Mediaset verrebbe automaticamente a cadere. Con quali effetti? In teoria, essendo un ultrasettantenne Berlusconi non dovrebbe andare in carcere e avere gli arresti domiciliari come previsto dalla ex Cirielli. Ma con una eccezione: «purché non sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza, né sia stato mai condannato». Tutto dipenderà, dunque, dalle altre pendenze del Cavaliere: il processo Ruby a Milano (concussione e prostituzione minorile), la compravendita dei senatori a Napoli (concorso in corruzione e finanziamento illecito), il caso escort a Bari (corruzione in atti giudiziari).

Potrebbe davvero decadere da senatore?
La sentenza della Cassazione che ha confermato la condanna di Berlusconi a 4 anni (di cui tre coperti da indulto) per frode fiscale avrà un peso non irrilevante anche sulla vita politica del Cavaliere. La pena accessaria dell’interdizione dai pubblici uffici diventerà definitiva solo quando la Corte di Appello, prima, e la Cassazione, poi, la ridetermineranno al ribasso da 5 a 3 anni, seguendo le indicazioni della Suprema Corte. Nel frattempo, però, la pena principale è divenuta esecutiva con una serie di conseguenze sulla decadenza da senatore e sulla incandidabilità futura in Parlamento dell’ex premier. In base alle norme attuative della legge Anticorruzione varata dal governo Monti, infatti «non possono essere candidati e non possono ricoprire la carica di deputato e di senatore coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione». E’ il caso di Berlusconi. Che, sempre in base alle norme dell’Anticorruzione, resterà incandidabile per i prossimi sei anni. Sulla sua decadenza da senatore, invece, dovrà votare l’Aula, alla quale è già stata trasmessa la sentenza di condanna.

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