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Secessione, il popolo è sopra il Capo dello Stato

Marco Reguzzoni

Marco Reguzzoni

Prima l’attacco, poi le scuse camuffate. La Lega Nord, a nervi sempre più scoperti, prova a difendere la bizzarra idea di un referendum sulla secessione accennata domenica a Venezia da Umberto Bossi. E per difenderla si scaglia contro il Presidente della Repubblica, che aveva liquidato la secessione come una prospettiva fuori dalla storia e dalla realtà. Di buon mattino, infatti, il capogruppo alla Camera Reguzzoni, in trance agonistica per le beghe interne al partito, fa la sua piccola sparata parlando in diretta tv: «Bossi a Venezia ha fatto riferimento alla necessità che si possa esprimere il popolo, il popolo è sempre sovrano e quindi è l’unica figura che è sempre sopra il Capo dello Stato». Quasi come a dire che Napolitano non dovrebbe neppure azzardarsi a dubitare della sacralità delle parole del senatur. Salvo poi cercare un recupero in extremis poco più tardi, probabilmente in seguito alla lavata di capo di qualche dirigente leghista un po’ più ferrato in questioni istituzionali e costituzionali: «Le mie parole non devono essere male interpretate. Non c’era alcun riferimento alla figura di Giorgio Napolitano».

Troppo tardi, però, per rendere credibile la retromarcia. Così a fine giornata deve intervenire lo stesso Bossi per provare a minimizzare l’accaduto e mettere una toppa al buco del suo capogruppo. Il segretario leghista si guarda bene dal tornare sull’argomento della «secessione» (non ne ha più parlato dopo l’intervento di Venezia), e lancia un messaggio distensivo indirizzato al Colle: «Ognuno deve fare le sue cose. Questo presidente mi è simpatico anche quando mi attacca, penso che andrò presto a trovarlo al Quirinale». Durante tutta la giornata, comunque si erano susseguite parole di sconcerto nei confronti dell’uscita mattutina del capogruppo leghista.

«Gli attacchi della Lega al presidente Napolitano sono inqualificabili. Gli italiani hanno fiducia nel presidente della Repubblica che svolge il suo incarico con grande saggezza ed equilibrio», era intervenuto Francesco Boccia, Pd. Anche il Pdl aveva provato a minimizzare l’accaduto, spiegando che l’unità del Paese non si tocca. «Giorgio Napolitano non merita critiche né evidenti né velate. Bisogna avere grande rispetto per una persona che svolge il suo ruolo con grande merito e mettendoci sempre la faccia», commenta il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Ma alla fine è il Senatùr, reduce dal vertice per decidere che fare oggi sulla richiesta d’arresto per Marco Milanese, a spiegare che non è successo nulla e che il capo dello Stato «mi è simpatico».

Ma Bossi non si ferma qui. Nega anche divisioni in casa sua – con i maroniani tentati dal dire sì oggi ai pm di Napoli -: «La base è sempre con noi, non vi illudete». Del ticket che vedrebbe insieme il ministro dell’Interno e il segretario politico del Pdl Angelino Alfano dice ai giornalisti: «Questa non l’avevo ancora sentita. La sento da voi per la prima volta. Se Maroni ci sta… Ma non credo che voglia prendersi una bega del genere». La sintonia tra i due viene sancita da Bobo con questa dichiarazione: «Io non ho niente da dire, ha detto tutto lui».

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