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Scajola insiste, sì alla fiducia poi il rimpasto

Claudio Scajola

Claudio Scajola

«Se Berlusconi tira dritto e non offre né un suo passo indietro né un allargamento della maggioranza credo che si aprno solo due possibilità: una distonia di Claudio (Scajola) e nostra sulla fiducia con l’astensione o la non partecipazione al voto, oppure dire un sì sofferto alla fiducia ma con la contestuale formazione di un gruppo autonomo». Così il falco Fabio Gava, trevigiano, un passato liberale, non da dc, ex assessore regionale delle giunte Galan, oggi solido alleato di Claudio Scajola. «Siamo tutti vicini a Berlusconi e a Scajola, abbiamo una serie di ipotesi di lavoro, tutte costruttive, per avviare cambiamenti nel governo e nel Pdl, ma mai voteremo la sfiducia al governo». Così la colomba Michele Scandroglio, coordinatore ligure del Pdl, scajoliano a sua volta. Grande è il disordine sotto il cielo e la situazione, pure dentro la pattuglia dei frondisti scajoliani, è confusa. Ieri pomeriggio l’ex ministro ha visto, per la seconda volta in due giorni, il premier. L’incontro non è andato né bene né male, di certo non è stato risolutivo. Ieri sera, dopo una prima riunione mattutina, Scajola ha rivisto i suoi per il punto della situazione. La fiducia al governo non mancherà, ma così non si può andare avanti è il succo del ragionamento. E, da allora in poi, nulla sarà più scontato. Mani libere, insomma, decidendo di volta in volta. La linea degli scajoliani si va limando di ora in ora, il documento sullo sviluppo (del Paese) e il rilancio (del partito) ogni tanto esce dal cassetto, poi ci torna. «Malessere e malcontento», però, ormai tracimano. Scajola ha chiesto al premier l’allargamento del governo ai moderati, a costo di un suo passo indietro per un governo Letta o Schifani, o di un Berlusconi-bis con la sostituzione di cinque-sei ministri, a partire da Tremonti, e una forte discontinuità nel Pdl: la via «ineludibile» è quella di un Ppe all’italiana.

«Ma Berlusconi glissa, vuole tirarla per le lunghe, e così non va bene», racconta Gava, «anche perché così arriva gennaio e la finestra per fare un altro governo si chiude». Gava pensa, addirittura, che «Berlusconi e Bossi abbiano già fissato la data delle elezioni: il 15-16 aprile». E questa, ragionano ad alta voce Gava e molti altri, Responsabili e non, sarebbe una follia. A questo punto, però, si entra nel misterioso regno dei numeri. Quanti sono, davvero, gli scajoliani? Al Senato, i conti tornano: sono dieci, undici al massimo, e tutti vicini a Pisanu, più che a Scajola. In prima linea ci sono lo stesso Pisanu, Baldini, Amato e Saro, più tiepidi sarebbero gli altri cinque (Ciarrapico, Orsi, Laura, Scarpa Bonazza). Dini e Pera hanno smentito, però Vizzini è notoriamente a disagio. Alla Camera, invece, i numeri ballano. Per i pasdaran del Pdl gli scajoliani non arrivano a dieci. Gava, da uomo di mondo, li conta così: 60-70 gli iscritti alla fondazione Cristoforo Colombo, 35 quelli del giro largo, 23 i sicuri.

Ne basterebbero anche meno, in verità, cioè dieci, il nocciolo duro (Berruti, Russo, Abrignani, Cassinelli, Cicu, Dell’Elce, Destro, Scandroglio, Antonione, Gava). Sono in arrivo, infatti, diversi innesti: sei di Forza Sud (Micciché), tre Cristiano-Popolari (Baccini) e almeno tre, se non più, Responsabili sofferenti, allo stato capitanati da Luciano Sardelli. Utili per fare gruppo e, alla prossima crisi, far nascere un nuovo centrodestra. O un altro governo. Il segretario del partito Angelino Alfano minimizza il malcontento nel Pdl: «Non c’è nessuna fronda, c’è un normale dibattito, viviamo un momento particolarmente complesso a livello economico che si traduce anche in difficoltà politica. Con Scajola vi è un franco dialogo all’interno di un partito nel quale, quando sembra che non si dialoghi, veniamo accusati di essere in una caserma; quando si dice che c’è il caos, molto sinceramente vi è un confronto sulle prospettive del governo e del partito. E noi crediamo che tutto ciò rafforzerà l’unità del partito, perché essa si fonda anche su uno schietto dialogo tra tutti coloro i quali ne fanno parte». © Ettore Colombo

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