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Saverio Romano è salvo, i Radicali non votano

Francesco Saverio Romano

Francesco Saverio Romano

Con 315 voti contro 294 la maggioranza alla Camera ha assolto il ministro Francesco Saverio Romano. Il responsabile dell’Agricoltura è accusato di concorso in associazione mafiosa, ha un procedimento in corso, dovrà vedersela con la magistratura, nel frattempo le opposizioni avevano presentato una mozione di sfiducia individuale che però la maggioranza a Montecitorio con la Lega presente compatta ha respinto. Non un pronunciamento su Romano se sia o meno mafioso, quanto una mozione perché il ministro prendesse atto dei gravi fatti per i quali è accusato e ne traesse le conseguenze. Romano, che in mattinata aveva passeggiato in Transatlantico sotto braccio al capogruppo leghista Reguzzoni, è intervenuto in aula non solo e non tanto per difendersi, quanto per puntare il dito contro i giudici, «qui c’è un potere che cerca di soverchiarne un altro, ma noi siamo legittimati dal voto popolare, loro no»; quanto poi alla mozione, l’ha definita nuda e cruda «odiosa», da respingere, da cassare. Poi è arrivato Bossi e gli si è seduto a fianco. «Abbiamo salvato il governo, ma non so se dura fino al 2013», le parole del leader lumbard. Il tutto in mezzo a una vera e propria guerra di striscioni, interruzioni, urla, volantini. I finiani anche loro contro i lumbard hanno esibito una striscia a base di «dov’è finita la Lega-lità», i bossisti vicini di banco rumoreggiavano e Gianfranco Fini il presidente è stato costretto a richiamare i suoi e a minacciare di sospendere la seduta.

Si è pure consumata una quasi rottura tra Pd e radicali. I sei deputati pannelliani eletti nelle liste democrat sono intervenuti per invocare la richiesta di amnistia, e fin qui ancora non è poi così grave; ma quando hanno annunciato, senza informare nessuno prima, che non avrebbero votato la sfiducia a Romano, è montata l’irritazione del Pd e alla fine il capogruppo Dario Franceschini assieme a Rosy Bindi hanno definito «intollerabile» il comportamento e hanno fatto balenare l’ipotesi di una espulsione dei radicali dal gruppo. E’ da tempo che i rapporti tra Pd e radicali o non esistono o sono assai tesi.

Per le opposizioni la mozione contro Romano è stata presentata «per salvaguardare l’onorabilità e la dignità del Parlamento, non per giudicare sulla mafiosità o meno del ministro», come hanno detto con gli stessi concetti Antonello Soro per il Pd e Nando Adornato per l’Udc. Il quale Adornato ha chiamato Romano «ministro in quota latte», svelando lo scambio che ci sarebbe stato tra Lega e governo a tutela degli allevatori padani che non intendono pagare le multe. «Avete salvato un Milanese, ora un Romano, sarà il vostro contributo all’unità d’Italia», un’altra battuta di Adornato. Quanto a Di Pietro, ha reindossato i panni del pm e ha invitato duramente il ministro a sloggiare, «lei non è qui che deve stare, ma in un’aula di tribunale per spiegare le ragioni della sua innocenza»; per il capo di Idv tra governo e Romano c’è stato un baratto: «Lei, ministro, li ha salvati il 14 dicembre e loro adesso la salvano dalla sfiducia». Ma l’affondo più duro l’ha riservato a Roberto Maroni: «E’ grave che il ministro che ogni giorno scioglie i consigli comunali per fatti di mafia, qui voti la fiducia a una persona indagata per mafia». © Nino Bertoloni Meli

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