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Sanità Lombardia, viaggi pagati a Formigoni

Roberto Formigoni

Roberto Formigoni

Viaggi pagati al presidente della Lombardia Roberto Formigoni, a suo fratello Carlo, a una parente e al collaboratore del governatore Alberto Perego. A sborsare era sempre lui, Pierangelo Daccò, in carcere da novembre per 7 milioni di fondi neri del San Raffaele e ora destinatario di una nuova ordinanza di custodia cautelare per altri 56 milioni della fondazione Maugeri. E a fornire l’elenco dei benefit per il governatore è Giancarlo Grenci, il fiduciario svizzero di Daccò, che presenta ai pm anche l’estratto conto della carta di credito con cui sono stati effettuati i pagamenti. «Nessun problema, nessuna irregolarità, ma soprattutto nessuna regalia: non ho mai ricevuto neppure un euro da nessuno», ribatte Formigoni. Che spiega: erano vacanze di gruppo, come ne fanno tanti italiani, «dov’è il problema?». Soprattutto se si conosce «il signor Daccò da 30 anni» e al ritorno della villeggiatura «si fanno i conti» di quanto speso durante il soggiorno. «Nessuno si permetta di tirare in ballo il nome di Roberto Formigoni o della Regione – contrattacca il governatore – Se ci sono state irregolarità riguardano le aziende, l’impressione è che sia in atto un regolamento di conti tra privati. Nessuno si faccia scudo del mio nome per difendere se stesso. Non ho mai ricevuto un euro né regalie».

Certo le ripercussioni sulla Regione delle inchieste giudiziarie non sono un effetto collaterale marginale, ieri hanno presentato le loro dimissioni la leghista Monica Rizzi e l’assessore del Pdl al Commercio, turismo e servizi Stefano Maullo. La maggioranza vacilla, Formigoni ha messo in atto un rapido rimpasto e oggi il consiglio formalizzerà le nuove nomine. Nella bufera che si abbatte sul Pirellone, il governatore cerca i tenere la barra dritta. «Formigoni non è indagato», fa sapere la procura di Milano. I contratti di consulenza venivano commissionati a Pierangelo Daccò perchè «aprisse porte» in Regione Lombardia. Lo ha ripetuto più volte l’altro ieri Costantino Passerino, il direttore amministrativo della Fondazione Maugeri, interrogato dal gip di Milano Vincenzo Tutinelli, il giudice che ha disposto il suo arresto assieme a quello, tra gli altri, dello stesso Daccò e dell’ex assessore regionale Antonio Simone, Passerino, che da sabato ha cominciato a rendere dichiarazioni utili alle indagini dei pm Luigi Orsi, Laura Pedio, Antonio Pastore e Roberto Pellicano, aveva già messo a verbale che per Daccò c’era «un occhio di riguardo» per «la sua influenza nell’assessorato alla sanità» e in quanto era «uomo molto importante in Comunione Liberazione, in particolare per i suoi rapporti con il Presidente della Regione Lombardia».

Gli inquirenti, da quanto si è appreso in ambienti giudiziari, su queste entrature al Pirellone dell’uomo d’affari, già in carcere per l’indagine sul dissesto del San Raffaele e tra i protagonisti, per l’accusa, dell’attività di drenaggio del fondi dalla Fondazione Maugeri, vogliono vederci chiaro. Così come vogliono vederci chiaro su un’operazione immobiliare gestita dalla Limes, società controllata dalla Juvans di Daccò, relativa a due ville in Costa Smeralda: una risulterebbe in usufrutto a Simone e l’altra acquistata con un mutuo e, questa l’ipotesi, a un prezzo inferiore rispetto a quanto stimato da una banca, da Alberto Perego, definito in un verbale dal fiduciario di Daccò, Giancarlo Grenci «segretario del presidente». © Claudia Guasco

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