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Riforma lavoro, tolti e poi riammessi i correttivi

Elsa Fornero

Elsa Fornero

Bocciati in Commissione, gli emendamenti presentati dalla maggioranza al decreto Sviluppo sono stati riammessi dopo il ricorso presentato da alcuni firmatari con una nuova formulazione. I tempi per l’approdo nell’aula di Montecitorio della riforma del lavoro però sono destinati ad allungarsi: il termine fissato era quello del 18 luglio, ma slitterà al 23 come hanno proposto i presidenti delle Commissioni Attività Produttive e Finanze della Camera. Insomma, i correttivi al pacchetto Fornero, prima cassati per inammissibilità sono stati ripescati in appello grazie al pressing di autorevoli esponenti della maggioranza e del presidente Fini. Le parti sociali vorrebbero, sostanzialmente, un rinvio dell’aumento dei contributi a carico dei precari e delle partite Iva. Una richiesta che l’esecutivo aveva stoppato in quanto temeva e teme un congelamento di un anno dell’Aspi, il nuovo sistema di ammortizzatori sociali, che dovrebbe entrare in vigore il prossimo anno. Le ragioni del «no» del governo sono di ordine finanziario: lo slittamento della riforma, così come costruita, comporterebbe un onere aggiuntivo. Si parla di un miliardo di euro, soprattutto a carico della cassa integrazione in deroga. I due presidenti delle commissioni Finanze e Attività produttive, Gianfranco Conte del Pdl, e la leghista Manuela Dal Lago, hanno gelato la maggioranza all’apertura dei lavori: tra gli emendamenti non ammessi perchè estranei alla materia, anche quelli che modificano la recente riforma del mercato del lavoro, su cui il premier Mario Monti si era impegnato solennemente il 27 giugno scorso. Il governo non si è strappato i capelli per questa dichiarazione di inammissibilità visto che su alcune di queste proposte di modifica il ministro Elsa Fornero non era del tutto d’accordo, come quella sollecitata dal Pd di rinviare di un anno l’entrata in vigore l’Aspi, l’ammortizzatore sociale che sostituirà la cassa integrazione. Su questa e su altre proposte pesa la loro onerosità sulle Casse dello Stato. In serata i presidenti Conte e Dal Lago hanno ribaltato il loro giudizi ammettendo gli emendamenti, visto che tutti i gruppi parlamentari convenivano sulla ammissibilità degli stessi (è il principio del diritto parlamentare «nemine contra dicende»). La riammissione degli emendamenti non ferma per altro le trattative tra la maggioranza e il governo sulla riformulazione di alcuni emendamenti.

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