Riforma del lavoro, novità su Aspi e partite Iva

Elsa Fornero

Elsa Fornero

La novità più consistente è sicuramente quella relativa al trattamento delle collaborazioni con partita Iva: non solo si allenta la stretta che fa scattare la presunzione di rapporto continuato, ma slitta anche di un anno l’aumento delle aliquote contributive. Niente da fare invece per il rinvio dell’entrata in vigore dell’Aspi. Stavolta l’accordo c’è: governo e forze di maggioranza hanno trovato un punto di equilibrio sulle modifiche alla riforma del mercato del lavoro approvata a fine giugno dal Parlamento. E se ora anche la Ragioneria dello Stato metterà il suo visto sulle coperture finanziarie, già lunedì la commissione Attività produttive e finanze della Camera, potrebbe dare il suo ok al testo con le modifiche presentato come emendamento al decreto sviluppo. In totale si tratta di undici modifiche che, di fatto, recepiscono le richieste delle parti sociali. L’unico punto sul quale il governo non ha voluto fare alcuna apertura è il rinvio di un anno dell’Aspi, l’assicurazione sociale per l’impiego che andrà a sostituire l’attuale sistema di ammortizzatori sociali.

«Abbiamo fatto un lavoro con la Camera per poche modifiche» e «non c’è nessun rinvio dell’Aspi che quindi entrerà in vigore l’anno prossimo» ha annunciato nel pomeriggio il ministro del Welfare, Elsa Fornero. Queste le ragioni, così come spiegate dal ministro: «Siamo un Paese che quando rinvia una cosa una volta poi non la fa» e inoltre si tratta «di un elemento qualificante della riforma». Le modifiche concordate non cambiano l’impalcatura generale della riforma, ma ne attenuano alcune rigidità. Anche sul fronte ammortizzatori sociali, con l’introduzione di una diversa modulazione della fase di transizione tra un sistema e l’altro in modo da non restringere il paracadute nel 2014, anno in cui la crisi probabilmente ancora non sarà del tutto finita. Spiega Cesare Damiano (Pd): «Viene mantenuta l’indennità di mobilità nella formula attuale, dai 12 ai 48 mesi, fino al 2014 e non solo fino al 2013».

Le novità più rilevanti riguardano soprattutto la cosiddetta flessibilità in entrata e in particolare la stretta sulle partite Iva. Due i fronti: i requisiti che fanno scattare la presunzione di collaborazione coordinata e continuativa; l’aumento delle aliquote contributive. Nel primo caso i requisiti sono parametrati a due anni consecutivi e non ad uno solo come prevede attualmente la riforma. Sarà così sia per il conteggio degli otto mesi (la «durata complessiva» non deve essere «superiore a otto mesi annui per due anni consecutivi») e sia per il limite dell’80% del reddito complessivo del collaboratore fatturato con lo stesso committente. Non basterà quindi un solo anno di consulenza per capire se si tratta di ”finte” partita Iva o meno.

L’aumento delle aliquote contributive per chi è iscritto alla gestione separata, scatterà poi nel 2014. L’anno prossimo quindi resterà al 27%, poi comunque, a partire dal 2014 con l’incremento di un punto all’anno si arriverà al 33%. La modifica comporta un costo di circa 160 milioni di euro, che il testo dell’emendamento – spiega Giuliano Cazzola (Pdl) – prevede di recuperare con l’accelerazione dell’altro aumento già previsto delle aliquote (dal 18% al 24%), quello di chi percepisce un trattamento pensionistico ed è anche iscritto alla gestione separata. In questo caso nel 2013 si passerebbe direttamente al 20% per arrivare al 24% «a decorrere nel 2017». Le modifiche concordate prevedono anche un’attenuazione della quota di disabili da assumere, l’istituzione dell’archivio dei contratti e degli accordi collettivi di gestione di crisi aziendale presso il ministero del Lavoro, la possibilità di usufruire degli ammortizzatori sociali per le aziende con la procedura di concordato preventivo. © ti. fr.

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