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Renzi vuole i voti di Grillo e del centrodestra

Matteo Renzi

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«Sì, voglio i voti del Pdl e anche quelli di Grillo e per un motivo molto semplice: senza, non si vince». Così Matteo Renzi nel documento annesso alla sua candidatura alla segreteria. Le mozioni congressuali dei quattro candidati (Renzi, Cuperlo, Pittella e Civati) sono stati resi noti sul sito del Pd. «Ma attenzione a quelli che dicono che è tutto scontato e si sa già chi vincerà, lo fanno per abbassare la partecipazione», avverte il sindaco. Il Pd che delinea Renzi è un partito apertissimo, «basta con riti e regole che tengono lontano la gente invece di coinvolgerla», è una forza fondata su tre componenti di base: «Parlamentari, aministratori e circoli». Il tutto accompagnato da grande sagacia comunicativa, «la parola comunicazione non deve far paura, chi non comunica è perduto». «E tra noi non ci sono fascistoidi», si toglie il sassolino memore che l’Unità lo aveva apostrofato così. Per Cuperlo, il problema è di «separare incarichi di partito da quelli di governo», mentre per Pittella il fine è entrare a pieno titolo nel Pse e restarci. Solo Civati sprona per votare al più presto: gli altri tre sono poco amanti delle larghe intese, dicono che l’«anomala esperienza» va conclusa quanto prima e soprattutto non va ripetuta («le larghe intese sono un’eccezione, non la regola»), ma non spingono per affossare il governo Letta. Corollario importante di tutto questo è la riproposizione del bipolarismo e dell’alternanza, con una nuova legge elettorale per la quale «spetta al Pd fare la prima mossa». Altro tabù infranto è il 3% per cento nel rapporto deficit-Pil: «E’ un parametro anacronistico, dobbiamo chiedere all’Europa di cambiarlo», propone Renzi. Per Cuperlo, il 3% deve scendere al 2,7 nel 2014 «in modo da destinare 3 miliardi al lavoro». E’ sul modo d’essere del partito, che si insiste parecchio in tutti i documenti. Se per Cuperlo il Pd «non deve trasformarsi in un comitato elettorale alle dipendenze del leader», Renzi insiste sui motivi della recente sconfitta elettorale: «Abbiamo guardato soprattutto a chi c’era già, ai reduci gloriosi, non a chi verrà, siamo stati bravi a farci del male». Il tutto andrà cambiato profondamente: «Il Pd dovrà essere un partito spalancato alle curiosità, non rinchiuso nelle proprie certezze», quindi l’annuncio di una sorta di repulisti: «Per evitare una nuova sconfitta, bisogna cambiare radicalmente il gruppo dirigente che l’ha prodotta assieme alle idee che non hanno funzionato». © N.B.M.

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