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Pdl a pezzi, ribelli pronto allo strappo

Angelino Alfano

Angelino Alfano

Un vertice drammatico, il Pdl è ormai rotto per metà. Con fronti opposti, in guerra fra loro. Ministri con la paura di perdere la poltrona, altri che pensano di poterla mantenere se non si andrà a votare, soprattutto, se Mario Monti riuscirà a fare un governo. Maurizio Sacconi, ad esempio, ha minacciato di lasciare il Pdl. Gianfranco Rotondi vuole abbandonare anche il posto di deputato in chiara polemica: con un governo affidato al presidente della Bocconi, «ex consulente di Pomicino», si «sfascia» il Pdl. Angelino Alfano esce da Palazzo Grazioli ricordando che la linea del Pdl, indicata nell’ultimo ufficio di presidenza, è di andare alle urne, ma per ora non vuole «sovrapporre la nostra voce» a ciò che il Capo dello Stato, «intenderà fare». Se ne riparlerà domani, quando Silvio Berlusconi rassegnerà, presumibilmente, le dimissioni, ed allora sarà convocato un nuovo summit del Pdl. Che avrà all’ordine del giorno, l’interrogativo, «questo governo o il voto».

In ogni caso, il segretario si dice ottimista, soprattutto perché Berlusconi ha già fatto capire che altre opzioni, dopo quella di Monti, non ve ne siano. E che è rischioso rimanere senza governo. È sicuro che «prevarrà il senso di responsabilità, senza alcuno» strappo, l’ex ministro, Claudio Scajola, che, organizzando, ieri sera, una cena con più di cento persone all’hotel Michelangelo di Milano, sembra lanciare una nuova sfida a Berlusconi. Precisando, però, che non si trattava di «una riunione carbonara». Era invitato anche Roberto Formigoni, ma ha preferito il salotto di Porta a porta. Per ora, Formigoni con Maurizio Lupi è tra gli assertori della linea di prosecuzione con un governo tecnico o d’emergenza. I ministri Romano, Sacconi, Romano e Gelmini, invece, sono orientati per le urne. Ma i «peones» sono divisi, metà vorrebbero andare al voto subito.

Molti altri, si pongono il problema dello stato di necessità. Giorgio Stracquadanio tiene i contatti: «Cerchiamo, almeno, di trattare il nostro appoggio». E ora si guarda anche all’appoggio esterno. L’ipotesi è stata prospettata a Berlusconi da Gaetano Quagliariello. Ma non appare come una soluzione che convince il Cavaliere. Il ministro Altero Matteoli chiede le urne il più presto possibile. Anche Maurizio Sacconi chiude le porte a un «governo partecipato dalla sinistra». Ignazio La Russa sulla stessa linea: «A me le ammucchiate non sono mai piaciute. È più opportuno il voto, ma valutiamo ogni opzione». Certo, resta aperta la carta di costituire un nuovo gruppo autonomo alla Camera. Ma le posizioni sembrano ammorbidirsi dopo le parole di Alfano. Il ministro Franco Frattini, che non aveva escluso l’idea di lasciare il partito, con altri dirigenti, se Berlusconi e Alfano insistevano per le urne anticipate, ora dice: «È meglio che tutti capiscano che non è il momento di dividersi, ma di unirsi». © Fabrizio Rizzi

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