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No a una legge Reale bis, proposta fascista

Luigi De Magistris

Luigi De Magistris

No a una legge Reale bis: gli alleati bocciano Antonio Di Pietro. «Sono contrario, assolutamente contrario. Si tratta di un arnese fascista che la democrazia ha cancellato, perché la democrazia è più forte del fascismo. Bastano le leggi ordinarie, che possono essere migliorate, ma certamente non servono leggi speciali». È netto Luigi De Magistris, sindaco di Napoli: la strada per fermare i black bloc non passa attraverso la limitazione delle garanzie. Anche per Deborah Serracchiani, Pd, se il «primo pensiero corre alle leggi speciali, siamo sulla strada sbagliata». Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci-Federazione della sinistra, ex ministro della Giustizia, sabato era in piazza a Roma e di quegli scontri è stato testimone. «Ho molta stima per i vertici della polizia ma, visto che questi provocatori agiscono ormai da una decina d’anni, vuol dire che c’è qualcosa che non funziona al ministero dell’Interno. Come è possibile che sia stato sconfitto il terrorismo e ora non si riesca ad aver ragione di questi provocatori?».

Il fatto che, proprio negli anni di piombo siano state varate leggi speciali – come quella Reale – non gli fa cambiare idea sulla proposta di Di Pietro. «È un provvedimento inutilmente restrittivo delle garanzie democratiche. E sottolineo inutilmente. Per evitare gli scontri nella capitale sarebbe bastata la prevenzione». Tasto delicato, questo, visto che sono in molti a domandarsi – essendo noti da settimane i rischi legati alla manifestazione del 15 – come i black bloc siano potuti arrivare a Roma. «C’era un tam-tam sui siti, c’erano anche le istruzioni su come ci si doveva vestire. Forse fa comodo che un corteo di giovani, un corteo meraviglioso, venga ricordato solo per questioni di ordine pubblico». All’estero, dove pure si è sceso in piazza, non ci sono stati incidenti. Ma in Germania, ad esempio, non è possibile manifestare con il volto coperto, cosa che anche la legge Reale impediva. «Ma anche in questo caso non c’è bisogno di nuove leggi», spiega ancora Diliberto.

«Già oggi qualunque membro delle forze dell’ordine può procedere all’identificazione di chi passeggia per strada e chi non vuole farsi identificare può essere fermato. Esiste il reato di violenza privata, la resistenza a pubblico ufficiale, la devastazione. È meglio non immettere nuove leggi nel nostro ordinamento, perché usate magari malamente domani possono incidere sul diritto a manifestare». Una maggiore severità, dunque, non aiuterebbe secondo gli esponenti della sinistra. Non solo: a Roma gli ”indignati” – racconta Diliberto – hanno cercato di allontanare dal corteo chi indossava il casco, consapevoli che chi non vuole essere riconosciuto è in piazza con intenti tutt’altro che pacifici. A lasciare perplessi, però, è anche il basso numero di fermati dopo quattro ore di guerriglia: una ventina contro i 1200 dopo una settimana di scontri a Londra. E infatti, a fronte di queste cifre, le forze di polizia lamentano che le leggi sono troppo blande e i magistrati indulgenti. Per Diliberto, ex ministro della Giustizia, però ci sono garanzie ineludibili di libertà che non possono essere compresse: «Viviamo in uno stato di diritto in cui non si viene puniti per quello che si è ma è per ciò che si fa. L’unica eccezione – che io ritengo incostituzionale – è il reato di clandestinità». Questo dissenso con Di Pietro crea imbarazzo agli alleati? «No. Semplicemente non siamo uguali, altrimenti staremmo nello stesso partito». © Maria Paola Milanesio

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