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Mattarella nuovo giudice della Corte costituzionale

Sergio Mattarella

Sergio Mattarella

«Ce l’ha fatta». Squilla il telefonino di Roberto Giachetti, segretario d’aula del Pd, si illumina il display e appare un sms con un numero: 572. «Ce l’ha fatta, Mattarella è passato». Servivano 571 voti, ne ha avuto uno in più, e Sergio Mattarella è nuovo giudice della Corte costituzionale. Ma che faticaccia. Sono servite quattro votazioni del Parlamento in seduta comune, si è dovuto attendere la quarta chiamata in modo che il quorum si abbassasse ai tre-quinti dell’assemblea, il numero dei votanti era pure calato di 29 unità causa assenteismo serale, si era richiamata in servizio Marianna Madia fresca fresca di cesareo, le premesse erano negative se non fosche, ma alla fine Mattarella ce l’ha fatta e potrà adesso sedersi sulla quindicesima poltrona del palazzo della Consulta. È stata la giornata dei sospetti, dei tranelli, dei franchi tiratori, delle imboscate poco franche, delle tensioni. Ha pure fatto capolino una fantomatica congiura violantiana, nel senso che l’ex presidente della Camera Luciano Violante è stato votato senza essere neanche candidato con scrutinio in crescendo: 6 voti alla prima chiama, poi 11, quindi 37 e addirittura 65 alla quarta, quella che ha eletto Mattarella.

Settant’anni (è nato il 23 luglio del ’41) siciliano e più volte ministro. Ha un curriculum fitto Sergio Mattarella, eletto ieri dal Parlamento – riunito in seduta comune – giudice della Corte Costituzionale. Mattarella va a ricoprire il posto di Ugo De Siervo, che ha lasciato Palazzo della Consulta nell’aprile scorso, a scadenza dei nove anni di mandato. Come il suo predecessore, anche Mattarella è stato indicato dal centrosinistra. Figlio dell’ex ministro della Democrazia cristiana Bernardo Mattarella e fratello di Piersanti, il presidente della Regione Siciliana assassinato davanti alla sua abitazione a Palermo il 6 gennaio 1980, Sergio è stato docente di Diritto Parlamentare presso l’Università di Palermo. Deputato dal 1983, il padre della precedente legge elettorale viene nominato ministro per i Rapporti con il Parlamento nei governi guidati da Ciriaco De Mita e Giovanni Goria, ministro della Pubblica istruzione nel Governo Andreotti VI. E da questo incarico si dimise, insieme agli altri ministri della sinistra Dc di quel governo, per protestare contro l’approvazione della legge Mammì (sulla regolamentazione del sistema radiotelevisivo).

Direttore de ”Il Popolo” dal 1992 al 1994, Mattarella è considerato come uno dei «traghettatori» della Democrazia cristiana al Partito Popolare Italiano dopo Tangentopoli. Porta il suo nome la riforma della legge elettorale in senso maggioritario (giornalisticamente nota anche con l’appellativo datogli da Giovanni Sartori di ”Mattarellum”) approvata nell’agosto del 1993. Nel 1996 viene eletto capogruppo dei deputati popolari. Durante il governo D’Alema I ha assunto la carica di vicepresidente del Consiglio, mentre nei successivi Governi D’Alema II e Amato II è stato ministro della Difesa. Successivamente è stato rieletto deputato nel 2001 e nel 2006. Dal 2009 è membro di nomina parlamentare del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa.

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