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Manovra, Berlusconi avverte Monti, serve la fiducia

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

«Il governo dovrà mettere la fiducia perché senza non si riesce ad approvarla, questa manovra. Una manovra che contiene diverse cose che non ci piacciono, ma c’è necessità di approvarla per intero». Silvio Berlusconi illustra la posizione del Pdl: «Noi sosterremo il governo lealmente, poi c’è il lavoro delle commissioni, e continueremo a farlo anche se ci saranno cose che non ci piacciono», assicura un Cavaliere rilassato e in ottima forma, chiacchierando con i cronisti in una pausa dei lavori di Montecitorio. Dove a far notizia – come sarà poi, in serata, anche a palazzo Madama – sono i banchi vistosamente vuoti del Pdl (manca, a occhio, quasi mezzo partito, Giulio Tremonti e altri ex ministri in testa). Certo, tra l’ex premier e il leader della Lega Umberto Bossi, che entrando in Transatlantico definisce la manovra del governo Monti «antidemocratica, depressiva e da buttare», non corre neppure un cenno del capo, figurarsi un saluto. Maurizio Sacconi assicura che «il rapporto con la Lega si può recuperare» e lo stesso Bossi si limita a un generico «vedremo come si comporterà in aula il Pdl». I leghisti hanno sguardi e facce preoccupati e sono anche gli unici che fanno polemiche, nel corso del dibattito parlamentare (il capogruppo Marco Reguzzoni: «Non c’è rigore né equità né crescita»).

L’ex presidente del Consiglio, invece, ostenta il sorriso delle migliori occasioni. Del resto, Monti lo omaggia più volte, nel suo discorso, fino al punto di citarlo come «il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi». Tra i banchi del Pdl, dove Berlusconi siede stretto tra il segretario del partito Angelino Alfano e il presidente dei deputati Fabrizio Cicchitto, che poi parlerà a nome di tutti («Noi non avremmo rimesso l’Ici sulla prima casa, ma tra questo governo e il nostro c’è continuità»), i sorrisi e le battute si sprecano. Insomma, il clima è rilassato e le critiche interne al partito poche. Solo l’ex ministro Gianfranco Rotondi, parla di «una manovra che, così com’è, la poteva fare chiunque» e vaticina anche: «Nel 2013 Berlusconi risorgerà in un crescendo rossiniano».

L’ex ministro Renato Brunetta, considerato uno dei falchi, nel Pdl, e l’ex sottosegretario alla Difesa, nonché arcinemico di Tremonti, Guido Crosetto, smussano gli angoli: il primo annota che «se lo spread torna a 200 punti, Monti ha vinto», il secondo che «la manovra è sopportabile, ma va accompagnata dallo sviluppo». Altri ex ministri parlano di manovra come «unica possibile» (Raffaele Fitto) e di «Pdl chiamato a una grande prova di responsabilità» (Stefania Prestigiacomo). Malumore malcelato invece tra gli ex An: Giorgia Meloni chiede di «migliorare la manovra in Parlamento» e sia il capogruppo del Pdl a palazzo Madama Maurizio Gasparri che l’ex ministro alla Difesa Ignazio La Russa annunciano emendamenti all’Imu perché «tassare la casa incide sui risparmi degli italiani». Il Pdl, insomma, propone ritocchi ma non si sfilerà. © Ettore Colombo

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