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Maggioranza con l’incubo dei numeri

Denis Verdini

Denis Verdini

S’è mai vista, in un martedì normale – senza decreti da votare o voti di fiducia da accordare al governo – la Camera dei deputati così affollata com’era ieri? Mai. Ma la paura ribalta le (cattive) abitudini, e Silvio Berlusconi – presente a Montecitorio in veste di sentinella e di rimotivatore dell’alleanza scricchiolante – ha costretto tutti i deputati della maggioranza, in buona parte non immuni dal vizio dell’assenteismo, a presentarsi in aula e a fare il loro lavoro. Sennò, il governo finisce per essere battuto dalla guerriglia parlamentare delle opposizioni. Alla fine, l’emendamento delle minoranze, soppressivo dell’articolo 1 del disegno di legge sulla libertà d’impresa, ieri non è passato. Ma che fatica, per bloccarlo. «Hanno la tremarella», gongola il capogruppo democrat Dario Franceschini che dopo l’ultima fiducia aveva promesso un agguato al giorno. «Così non si può andare avanti a lungo», ammettono i deputati del Pdl. E appuntamento ai prossimi agguati da sventare. Anche nelle commissioni parlamentari di Montecitorio la situazione è decisamente problematica per il centrodestra. Che paga l’effetto dei ”magnifici quattro” che non hanno votato la fiducia al governo l’altro giorno: Santo Versace, Giustina Destro, Fabio Gava, Luciano Sardelli.

I primi tre sono in commissione attività produttiva, e per effetto del loro smarcamento, Pdl più Lega più ex Responsabili non hanno più la maggioranza. Così, ieri, il ministro Brambilla ha dovuto fare una clamorosa marcia indietro sull’Enit e ritirare la nomina a presidente di Matteo Marzotto, che poteva essere impallinato. Situazione simile si è verificata in commissione di vigilanza Rai: Luciano Sardelli ha lasciato la maggioranza, e ora la situazione è dieci contro dieci. Parità.E quando è parità, nulla può passare. «E’ quando si perde il predominio nelle commissioni, che comincia a finire tutto», è la previsione, realisticamente pessimistica, del berlusconiano Mario Pepe. Il quale era passato al gruppo misto all’epoca della nascita di Fli, per aiutare con un voto in più, il centrodestra in giunta per le autorizzazioni a procedere. Dove però adesso, con lo smarcamento di Gava, la maggioranza si ritrova di nuovo in minoranza (10 contro 11).

Berlusconi ieri era decisamente preoccupato: «Il sacrificio di Pepe è stato inutile». Come rimediare, visto che la giunta per le autorizzazioni è quella che sta per votare sulla legge anti-intercettazione, che è in cima ai pensieri del Cavaliere riguardando anche il caso Ruby? «C’è il metodo Verdini», dice Verdini medesimo. Ovvero, convincere i frondisti a riscoprire l’ortodossia e, in questo caso, Gava a rientrare nei ranghi del centrodestra. Gava: «Di sicuro io non sono un ribaltonista, nè uno che può essere convinto con qualche promessa». Quindi? «Il discorso è politico». Lo devono convincere. Ci riusciranno? © m.a.

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