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Lega Nord nel mirino della magistratura

Davide Boni

Davide Boni

Una volta non sventolavano il cappio contro i politici tangentisti? Non erano i più severi tra i severi nei confronti degli affari e del malaffare dentro il potere e il sotto-potere? Quella era la Lega archeologica. Oggi c’è la Lega di Davide Boni il quale, se hanno ragione i pm, è l’ultima incarnazione di una mutazione cominciata in realtà fin dall’inizio. Il primo lumbard lesto di mano fu Alessandro Patelli, il «pirla», come lo definì Bossi mentre Craxi aveva dato del «mariuolo» a Mario Chiesa, che dovette ammettere di aver incassato duecento milioni di lire in tangenti (Enimont) per il partito nel ’93. In mezzo, tra Boni e Patelli, si sono susseguiti da parte del Carroccio, specie negli ultimi tempi, episodi di corruzione, clientelismo e sperpero di pubblico denaro finiti sotto la lente dei giudici. A dispetto di quanto ha proclamato, per esempio, l’attuale governatore del Veneto: «Noi della Lega abbiamo il dovere di essere doppiamente puliti rispetto agli altri, perchè da noi i cittadini si aspettano il massimo rigore». Si aspettano o si aspettavano? Il deputato piacentino Massimo Polledri è rimasto coinvolto nello scandalo degli incarichi dati da Sogin, l’ente preposto allo smaltimento delle scorie nucleari. David Codognotto, assessore al comune di San Michele al Tagliamento (Verona), è stato arrestato in flagranza di reato con l’accusa di concussione, mentre aveva tra le mani una tangente di quindicimila euro. Il parlamentare leghista di Parma, Fabio Rainieri, è stato rinviato a giudizio dal Gup con l’accusa di false fatturazioni. Il capogruppo del Carroccio alla Regione Emilia Romagna, Mauro Manfredini, e altri candidati del suo partito (Mirka Cocconcelli, Marco Mambelli) rischiano invece una maxi-multa (fino a 103mila euro a testa), per non avere consegnato, come prevede la legge, un resoconto preciso delle spese elettorali.

A Verona, Gianluigi Soardi, presidente dell’azienda del trasporto pubblico cittadino, ma anche sindaco leghista di Sommacampagna, si è dimesso dopo che la polizia giudiziaria è piombata nei suoi uffici e ha sequestrato documenti contabili da cui risulterebbero spese gonfiate e ingiustificate. Il caso di Angelo Ciocca è ancora peggiore. Alle ultime regionali nel pavese ha preso 19mila preferenze. Una parabola esemplare, se non fosse – a detta dei pm – per i suoi rapporti con Giuseppe Neri, boss della ’ndrangheta lombarda, ma anche avvocato e massone. A Brescia, è stato varato un piano di sicurezza leghista (assessore Rolfi) a colpi di pingui consulenze esterne per progetti mai decollati. Di nuovo in Veneto, ed ecco Camillo Gambin, storico esponente del Caroccio, che nel veronese finisce agli arresti domiciliari per una storia di falsi permessi di soggiorno, rilasciati in cambio di denaro. Il senatore leghista Alberto Filippi è stato accusato dal faccendiere Andrea Ghiotto di avere un ruolo nella maxi-evasione scoperta ad Arzignano, distretto della concia, nel vicentino. Una storia di tasse non pagate e di controlli aggirati. Basta così? Si potrebbe continuare. Ma a questo punto, conviene gettare un occhio sul titolo di apertura della Padania di ieri: «Contanti, nessun tetto alla mafia cinese». E un tetto alle vere, o presunte, tangenti padane ancora non c’è? © M.A.

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