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Le pensioni fino a 1400 euro vanno rivalutate

Dino Piero Giarda

Dino Piero Giarda

Pochissimi ritocchi al decreto salva-Italia, per un via libera definitivo entro Natale. Il percorso del provvedimento è blindato, perché la necessità di fare presto non è affatto archiviata. Ieri il premier Mario Mario, accompagnato dal ministro Piero Giarda, ne ha parlato in un incontro con i presidenti delle Camere, Gianfranco Fini e Reanto Schifani. Un’ora di colloquio per definire i tempi di approvazione della manovra (il 15 alla Camera, entro il 23 al Senato), che ieri ha iniziato il suo iter in commissione a Montecitorio. Ed è lì che si è raggiunto un primo accordo tra tutti i partiti, unica eccezione la Lega: salvare dalla tagliola le pensioni fino a 1400 euro circa. Anche agli assegni, che raggiungono una quota tre volte superiore quella minima, dovrà essere garantita la rivalutazione in base all’inflazione. «Il governo prende atto delle proposte della commissione e della responsabilità dimostrata nel ragionare a saldi invariati in un momento così difficile per il Paese», dice il viceministro al Welfare Michel Martone, ieri alla Camera. Del resto era stata la stessa responsabile del dicastero Elsa Fornero a manifestare la disponibilità dell’esecutivo su questo fronte (e la sua in particolare, con le lacrime nell’annunciare i tagli alle pensioni): «Spero si tratti di un miniemendamento, nessuno stravolgimento, perché non ce lo possiamo permettere».

Il vero problema è dove trovare i soldi necessari, visto che si tratta di ulteriori miliardi. Tre le ipotesi su cui la commissione lavora: un incremento del contributo di solidarietà a carico delle pensioni più elevate; e delle baby pensioni; e infine un aumento della già prevista tassazione sui capitali scudati. Ma a Montecitorio Pdl, Pd e Terzo Polo convergono su altre due modifiche: oltre alle pensioni, si prospettano interventi anche sull’Ici (innalzamento per la soglia d’esenzione sulla prima casa); disincentivi più leggeri per i prepensionamenti. Tutti i gruppi parlamentari sono al lavoro e scambi continui sono in corso anche con il governo. Solo la Lega resta sulle barricate, mentre l’Idv di Antonio Di Pietro, «deluso», prospetta «una contromanovra per rendere il decreto più equo». Pdl, Pd e Terzo Polo – per quanto più o meno critici nei confronti delle misure anticrisi – assicurano pieno appoggio all’esecutivo e senso di responsabilità. «Chiediamo di alleggerire la botta sulle pensioni e sulla casa senza stravolgere la manovra, restando a salvi invariati», dichiara il segretario Pdl Angelino Alfano.

Il Pd vorrebbe intervenire anche sull’età pensionabile, rendendo ”lo scalone” meno rigido. «Non solo è necessario ma possibile apportare modifiche al provvedimento», dichiara Enrico Letta, suggerendo di reperire nuove risorse – oltreché dai canali già indacati – anche dall’introduzione di una tassa sui capitali parcheggiati in Svizzera. Il Pd, comunque, «garantisce che non ci sarà l’assalto alla diligenza e assicurerà massima velocità», fa sapere Dario Franceschini all’esito dell’assemblea del gruppo. «Si tratta di una manovra dolorosa ma necessaria, che può essere migliorata su alcuni punti, in particolre l’indicizzazione delle pensioni che va elevata almeno fino a tre volte la pensione minima», conferma il leader Udc Pier Ferdinando Casini. Sulla proposta, avanzata da Pd e Idv, di recuperare fondi attraverso l’asta delle frequenze tv, commenta: «Avrei tante idee su dove e come trovare i soldi, ma non mi sostituisco a Monti. Cerchiamo di lavorare su ciò che ci unisce non su ciò che ci divide». Sul confronto in corso anche con il Pdl, il leader centrista spiega che «forse a qualcuno può non piacere chiamarlo coordinamento parlamentare, ma va bene lo stesso». Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, infatti, ha già messo le mani avanti: «Nei fatti sappiamo bene che il lavoro parlamentare è fatto anche di incontri e di confronti fra opinioni diverse. Ma non ci sono le condizioni per fare altro: questo non è un governo di grande coalizione». © Maria Paola Milanesio

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