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Inchiesta loggia P4, scambio tra segreti e favori

Alfonso Papa

Alfonso Papa

Alla fine lo hanno tradito le donne. Quelle che lavoravano con lui e lo hanno abbandonato perché non ne condividevano modi e maniere, come Maria Elena Valanzano. E quelle che invece approfittavano delle sue debolezze e trascorrevano settimane in alberghi di gran lusso, oppure si facevano affittare la Ferrari o regalare la Jaguar. O ancora, ottenevano consulenze, impieghi e persino la casa, grazie ai suoi buoni uffici. Eccolo, Alfonso Papa raccontato dalle donne che hanno testimoniato in procura a Napoli. E’ accusato di favoreggiamento, concussione e rivelazione di segreto d’ufficio. Per i pm fa parte di un’associazione a delinquere con Luigi Bisignani, il brigadiere dell’Arma Enrico La Monica e l’agente della Polizia di Stato Giuseppe Nuzzo. Ma il gip di Napoli, questa accusa di associazione a delinquere l’ha cancellata. Anche perché, è risultato dalle indagini, Bisignani non li conosceva i due militari che fornivano a Papa le notizie riservate che lui metteva in vendita. Perché è proprio di questo che si parla: Alfonso Papa è accusato di aver creato una rete sotterranea di informazioni ottenute e diffuse illegalmente, a fini di ricatto o di concussione. O anche per proteggere personaggi vicini a lui e Bisignani. La Monica e Nuzzo avrebbero avuto il ruolo essenziale di fornire l’accesso ad informazioni secretate, ma anche di utilizzare il loro ruolo all’interno delle forze dell’ordine per indurre comportamenti che deponessero a favore di chi li pagava meglio. Il primo caso scoperto dai pm risale a luglio 2010: la cricca avrebbe spinto Giuseppe De Martino, amministratore di Italian Brakes Spa, a non sporgere denuncia «riguardante abusi d’ufficio, irregolarità, turbative d’asta, frodi, inerenti ad appalti gestiti da Trenitalia Spa».

Il gioco funzionò e la banda pensò di specializzarsi nel dossieraggio: a farne le spese Alfonso Gallo, imprenditore napoletano legato all’Ansaldo, al quale venne prospettato un futuro pieno di guai con la giustizia, che potevano essere evitati grazie alle amicizie di Papa. In cambio, erano richiesti migliaia di euro in gioielli, soggiorni in alberghi di lusso e pagamenti di consulenze fittizie, anche a vantaggio di amiche e conoscenti di Papa. Stessa tecnica con un imprenditore di Benevento che avrebbe versato circa 10mila euro a Papa e assunto sua moglie, Tiziana Rodà. In una delle tante operazioni estorsive compare anche Bertolaso, seppure indirettamente: Papa avrebbe ottenuto soldi da Luigi Matacena, imprenditore napoletano nel settore dei materiali e delle apparecchiature antincendio, facendogli annusare l’odore acre delle manette e quello fragrante degli appalti che i suoi buoni uffici gli avrebbero procurato, con la Protezione civile e con l’Eni. Perché, millantava Papa, c’era Bertolaso, che «non poteva dirgli di no» a causa dell’aiuto che gli stava fornendo nelle sue vicende giudiziarie. Da Matacena ottiene anche un contributo per le spese fisse: autista e segretaria. Cioè tremila euro mensili corrisposti all’autista Willy, che risultava impiegato presso la Protecno Impianti di Napoli.

Da stamane, Papa farà l’onorevole da Poggioreale; perché la carcerazione preventiva non comporta la decadenza dalla carica di deputato. Salvo che non decida di dimettersi, ovviamente; ma i segnali dicono il contrario. Dunque manterrà il diritto a percepire l’indennità parlamentare e a presentare proposte di legge e interrogazioni parlamentari. Non potrà invece uscire dal carcere per recarsi a votare a Montecitorio. Ma anche prima dell’arresto non sembrava fosse un frequentatore assiduo dell’aula. di Massimo Martinelli Il Messaggero

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