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Il Pdl perderà la maggioranza anche al Senato

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Nella pattuglia degli ex ministri del governo Berlusconi, si annidano i falchi del Pdl che anche ieri hanno tuonato contro il nascente governo Monti. Gli affondi più duri vengono proprio dai rappresentati più autorevoli delle tre anime che compongono il Pdl. A tuonare contro è l’ex socialista Sacconi, che non vuole ritrovarsi ad appoggiare un governo insieme a suoi vecchi compagni di strada del vecchio Psi craxiano. E poi l’ex An Matteoli, che sembra preoccupato della tenuta della componente di destra del Pdl, visto che parti consistenti del partito viaggiano verso il centro. Così come l’ex democristiano Rotondi, che pur rievocando da anni le gesta di esponenti della Balena Bianca, ne teme proprio una sua riedizione. Magari riveduta e corretta e complice quella nuova legge elettorale che nel finale di legislatura spunterà come un fungo dopo un acquazzone. Preoccupazioni che attanagliano anche un altro ex Dc come Giovanardi che ieri non ha trovato meglio che prendersela con un’azzurra di sempre come Isabella Bertolini che ha sempre votato per sostenere il governo-Berlusconi, pur manifestando senza timori i suoi dubbi sulla tenuta della passata maggioranza.

Consapevole del rischio implosione, Berlusconi ha fatto sapere di volersi occupare «personalmente del partito» in modo da rafforzare la segreteria di Alfano che nelle prossime settimane dovrà tenere a bada coloro che già manifestano dubbi sul programma, sui ministri e sulla stessa durata dell’esecutivo. Il Cavaliere, che ieri ha trascorso a palazzo Grazioli l’intera giornata, ha bisogno di tenere unito il Pdl e di non perdere la sponda della Lega che però ieri, non partecipando alle consultazioni e aprendo il cosiddetto «parlamento del Nord», ha sancito la divaricazione con lo storico alleato.

Il problema più serio Berlusconi potrebbe averlo ora al Senato dove dovrebbe nascere, dopo il voto di fiducia, un gruppo che farebbe perdere al Pdl la maggioranza anche a palazzo Madama. L’ala moderata del partito che più appoggia il tentativo di Mario Monti, non sembra intenzionata per ora a spingere il piede sull’acceleratore e prende atto con soddisfazione anche del colloquio telefonico di domenica tra Berlusconi e Fini. Riprendere ad interloquire con gli esponenti del Terzo Polo è per Berlusconi una strada obbligata per evitare che i centristi diventino la calamita che impedirebbe al Cavaliere di «staccare la spina quando vogliamo». © Ma.Con.

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