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Il Pd boccia l’anticipo della manovra finanziaria

Pier Luigi Bersani

Pier Luigi Bersani

La crisi non va in ferie e allora le Camere riaprono i battenti per esaminare le proposte del governo (pareggio di bilancio e anticipo della manovra). Lo hanno deciso con una sola e cordiale telefonata Tremonti e Fini, che poi avverte subito Napolitano. Nell’opposizione il dibattito è aperto. Il premier fa proprie alcune delle proposte lanciate dal Terzo Polo proprio sul pareggio di bilancio e sull’anticipo della manovra al 2013, un’accelerazione che fa dire al Pd che il governo è irresponsabile. Bersani insiste sul «passo indietro» dell’esecutivo, continua a chiedere «discontinuità», giudica «confusa e vaga» la volontà di inserire il pareggio di bilancio in Costituzione. E, soprattutto, boccia duramente l’anticipo della manovra («E’ un colpo durissimo al Paese»). Una manovra che il Pd, proprio come la Cgil, giudica «sbagliata e iniqua: va cambiata». L’Udc sta alla finestra, mentre una parte del Terzo Polo plaude all’idea avanzata dal governo e su cui lavoreranno le commissioni riunite di Affari Costituzionali e Bilancio della Camera dei deputati. Saranno queste, come concordato tra Fini e Tremonti, convocate eccezionalmente poco prima di Ferragosto, a esaminare per prime la possibile costituzionalizzazione del pareggio di bilancio, ipotesi che sarà illustrata dallo stesso Tremonti.

Invece, toccherà al Senato esaminare la riforma del lavoro, annuncia il presidente Schifani, che a sua volta, come Fini, ha chiamato Napolitano. Ma anche l’altra proposta chiave lanciata da Berlusconi e Tremonti nella conferenza stampa convocata all’improvviso ieri sera a palazzo Chigi, e cioè di anticipare un anno, al 2013, l’obiettivo di riportare in equilibrio i conti pubblici (il pareggio di bilancio, appunto, previsto nel 2014 dalla maxi-manovra appena varata dal governo e da Tremonti), era una delle proposte cardine avanzate da Casini nella conferenza stampa tenuta l’altro giorno, dopo l’incontro con le parti sociali. Non casualmente fatta solo come Terzo Polo, senza, cioè, Pd e Idv. E se Casini, prima dell’intervento di Berlusconi e Tremonti ribadiva al Tg1 che «maggioranza e opposizione devono fare uno sforzo comune a evitare che l’Italia vada a fondo» e quindi devono dialogare, in serata l’Udc ha preferito non commentare le novità. Rutelli, invece, apre in modo chiaro alle scelte del governo: «E’ positivo che abbia accolto la nostra proposta sul pareggio di bilancio, confermiamo la nostra collocazione all’opposizione, ma anche lo spirito di serietà nazionale che ci anima». E anche Italo Bocchino, vice di Fini, registra nelle parole del premier un oggettivo segnale di discontinuità». A chiedere discontinuità, indirizzata a Berlusconi, ma nel senso delle sue dimissioni, restano Idv (che insiste nel chiede le dimissioni del premier) e Pd.

Ieri, Bersani ha esposto sulle colonne del Sole 24 ore le sue cinque riforme (riforma del fisco e della Pa, liberalizzazioni, nuove politiche industriali): «Ma richiedono tempo, credibilità e sforzi comuni», spiega il leader democrat, e «anche se noi siamo responsabili, questo è un governo irresponsabile». Cerca la quadratura del cerchio Francesco Boccia, vicino a Enrico Letta: «Le proposte di Bersani e quelle di Casini sono la vera unità nazionale». Ma le strade di Pd e Udc-Terzo Polo ormai sembrano allontanarsi, di fronte all’evolversi della crisi.

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