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Il Grande Sud è per un governo Monti

Gianfranco Miccichè

Gianfranco Miccichè

«Io, che sono Micciché, che a palazzo Grazioli ci dormo quando voglio, anzi: ci dormo pure stasera! (ieri, ndr.)», urlava ieri mattina, nel bel mezzo del Transatlantico, lui, il leader di Grande Sud, Gianfranco Micciché, cravatta arancione e piglio sportivo parlando con tre allibite, e sedute, ma belle ed elegantissime, deputate: Anna Grazia Calabria, Nunzia De Girolamo e Beatrice Lorenzin. «Io, dico, me ne sono andato tre anni fa, capito?! E ora, devo vedere tutti questi quaquaracquà che piagnucolano: nel Pdl non c’è libertà, dicono! Micciché, che poi sono io, tre anni fa aveva tutto. Invece se n’è andato. Nel Pdl non c’è libertà?! Bravi!!! Lo potevate sapere e dire prima. La Carlucci no, però. Gabriella non me la dovete toccare: chiamava Alfano, chiamava Verdini, chiamava Silvio, e non gli rispondeva nessuno. Per settimane, mesi! Basta, ha detto. E ha fatto bene. Comunque, ora, io, che sono Micciché, sto con me. E con il Sud, il Grande Sud, e per un governo Monti che riduca il divario tra Sud e Nord!». Il Pdl è una pentola in ebollizione sul punto di scoppiare per sempre e il nuovo governo non c’è ancora. Manca poco, una manciata di uomini. A fornirli dovrebbe essere proprio lui, Micciché. Sono sette, i suoi, lui compreso (Fallica, Iapicca, Pugliese, Grimaldi, Terranova, il nobile Stagno d’Alcontes) ma a loro va aggiunto Aurelio Misiti (ex Idv, ex Responsabile, fino a ieri viceministro), Giancarlo Pittelli e un altro nome ancora coperto. Il totale fa dieci.

Sommati ai dieci che l’infaticabile Sardelli sta cercando di mettere insieme sotto le insegne della Costituente popolare e liberale per l’Italia (Sardelli, l’ancora oggi in Pt Antonio Milo, Antonio Buonfiglio, ex An, poi in Fli, ma oggi vicino alla governatrice del Lazio Renata Polverini, più tre dei sei firmatari della lettera dell’Hotel Hassler: Giustina Destro, Antonione e Gava, che proprio ieri hanno annunciato il loro passaggio al Misto) si arriva a quota 20. Ne manca ancora qualcuno, è vero, ma potrebbero arrivare in prestito i quattro deputati dell’Mpa o i cinque deputati oggi dell’Api. Anche di questo Sardelli, Gava, Destro e Antonione, che dovrebbe essere il nuovo capogruppo, hanno parlato, ieri pomeriggio, con il leader dell’Udc, Casini, quello dell’Api, Rutelli, e di Fli, Fini, in una riunione che si è tenuta negli uffici dell’Udc, presente anche il suo segretario, Lorenzo Cesa. Obiettivo: dar vita a un gruppo autonomo di 20 deputati con il quale, tra i tanti altri vantaggi, si ha diritto a salire al Colle per le consultazioni quando nasce un governo. E, ovvio, indicarne dei nomi. © e.c.

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