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Il bacio saffico tra Minetti e Ruby è un’invenzione

Nicole Minetti

Nicole Minetti

Il procuratore aggiunto Piero Forno l’ha definita, senza tanti giri di parole, «la tenutaria del bordello». Ma «quella tra Nicole Minetti e le altre trentadue ragazze era una conoscenza tra pari». Non gestiva l’harem che, secondo i pm, animava le notti di Arcore «per il piacere del fruitore finale», cioè Silvio Berlusconi. Non gestiva la sistemazione negli appartamenti dell’Olgettina, era semplicemente «una condomina» e non pagava le bollette del gas delle ragazze, cui provvedeva «il ragionier Spinelli». Insomma, «era come le altre», afferma l’avvocato Pier Maria Corso nell’udienza preliminare davanti al gup Maria Grazia Domanico. Per la bella consigliera regionale, accusata con Emilio Fede e Lele Mora di favoreggiamento della prostituzione anche minorile, i suoi legali chiedono il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste. «E’ vero. Minetti ha avuto un rapporto affettuoso con Silvio Berlusconi, ha avuto il suo momento di auge, poi l’hanno avuto le altre. E se il presupposto qui è un do ut des, evidentemente c’è chi dà e chi riceve, poi quanto riceve dipende dalla generosità di chi dà», prosegue Corso. A villa San Martino, in sostanza, «ciascuna ragazza giocava in proprio» e l’ambiente «era quello di un night club, come testimoniato da Natasha Teatino, una delle invitate». Ruby ha fornito plurime verità, «in base a che cosa dobbiamo crederle?». Tra l’altro, sottolinea Corso, i rapporti tra la Minetti e Karima «sono pressoché inesistenti fino alla famosa serata in questura del 27 maggio 2010: tutto è stato impostato per una scelta a monte della Procura contro Berlusconi e non per accertare i fatti».

Tra l’altro, insiste il legale, «il bacio saffico tra Nicole Minetti e Ruby nel fascicolo non c’è, non esiste». Sull’episodio si è soffermato il procuratore aggiunto Forno nella sua discussione davanti al gup, ma se non c’è nelle carte significa che «la Procura ha depositato atti incompleti, in lesione delle garanzie di difesa». Quindi il gup Domanico dovrebbe dichiarare la nullità dell’avviso di conclusione delle indagini e di conseguenza della richiesta di rinvio a giudizio degli imputati, annullando l’udienza preliminare in svolgimento. «Abbiamo eccepito la nullità per il problema degli atti omissati – spiega Corso – Ci sono due verbali di interrogatorio di Ruby del 3 agosto 2010 che a noi sono stati depositati incompleti, perché omissati, oltre a diciassette telefonate sempre di Ruby completamente oscurate, di cui non conosciamo neanche l’interlocutore: è un’assoluta violazione del diritto di difesa che mortifica anche il potere decisionale del giudice. E la rilevanza del riserbo investigativo non lo giustifica, visto che parte di questi atti sono invece stati depositati nel collegato processo a Silvio Berlusconi». I legali hanno inoltre ribadito l’incompetenza territoriale del tribunale di Milano a favore dell’autorità giudiziaria di Messina, dal momento che «il primo episodio relativo alla contestazione principale è avvenuto, secondo i pm, nel settembre 2009 in Sicilia». Prossima udienza il 3 ottobre.

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