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Formigoni assediato, 7 consiglieri indagati

Roberto Formigoni

Roberto Formigoni

Era nata male, è sta andando avanti peggio. La quarta legislatura lombarda di Roberto Formigoni è una pena quotidiana già dai giorni della campagna elettorale con le firme irregolari per gli elenchi dei candidati. A marzo 2010 Berlusconi, ancora a Palazzo Chigi, fu costretto a improvvisare un decreto d’urgenza per sanare i pasticci del Pdl lombardo. Pasticci, va detto, originati dalle pretese del Cavaliere di candidare all’ultimo minuto Nicole Minetti che è in qualche modo il simbolo di questo quarto mandato di Formigoni governatore. Siede nei banchi del Consiglio Regionale ma di lei si parla per i festini nella villa di Arcore, l’accusa di favoreggiamento alla prostituzione, la notte in questura per esfiltrare Ruby Rubacuori in arte la nipote di Mubarak. Lo stesso destino di un altro suo collega, Renzo Bossi detto il Trota, la cui sola presenza nel gruppo consigliare di maggioranza imbarazza non solo la Lega ma pure il Pdl. Formigoni era stato eletto presidente della Regione Lombardia per la prima volta nel 1995. È andato tutto liscio per quindici anni. L’ultima inchiesta è quella che sta mettendo in crisi il leghista Davide Boni.

Il governatore non è coinvolto, ma molti cominciano a chiedersi, anche nel centrodestra, che senso abbia andare avanti avendo sette consiglieri azzoppati da indagini giudiziarie. Oltre alla Minetti (sotto processo per favoreggiamento della prostituzione) e a Boni (accusato di aver preso mazzette a sei zeri poi girate al partito) se la stanno passando male altri due esponenti di primo piano: Nicoli Cristiani, potentissimo esponente del Pdl bresciano; l’altro è Massimo Ponzoni, anche lui pidiellino. Entrambi facevano parte dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale. Franco Nicoli Cristiani in carcere ci è finito a novembre. Accusa pesante per un politico del suo spessore: corruzione. La Guardia di Finanza lo aveva intercettato mentre in un ristorante di Milano si faceva consegnare 100 mila euro da un imprenditore. E quando lo hanno arrestato hanno trovato a casa sua centomila euro in pezzi da cinquecento, i big bubble come li definiva lui accostando il colore rosa delle banconote a quelli dei chewing-gum.

A gennaio, due mesi fa, in carcere ci è finito Massimo Ponzoni. Lui pure inserito nell’elenco dei berluscones che contano malgrado il poco apparire. Era stato assessore fra il 2005 e i 2010, poi è finito nell’ufficio di presidenza del Consiglio insieme con Boni, Nicoli Cristiani e Filippo Penati (del Pd), ugualmente invischiato in una storia di tangenti e finanziamenti. Ponzoni è accusato di bancarotta, era all’estero e si è costituito. Gianluca Rinaldin sempre centrodestra appena eletto al Pirellone è stato rinviato a giudizio per corruzione e truffa aggravata. Una vecchia storia di mazzette a Como, un paio di mesi agli arresti domiciliari. E poi la energica Monica Rizzi, assessore allo Sport in quota Lega. È sotto inchiesta perché sospettata di aver fatto dossieraggio, a suon di calunnie per favorire l’elezione di Renzo Bossi, detto il Trota. © re.pe.

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