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Fini: ridurre gli stipendi dei deputati

Gianfranco Fini

Gianfranco Fini

Entro luglio la Camera dei deputati inizierà ad esaminare le prime proposte di riduzione dei costi e di aumento della trasparenza. Il voto sui tagli arriverà prima della pausa estiva. Lo annuncia in una lettera al quotidiano Il Fatto il presidente della Camera, Gianfranco Fini. «Il Parlamento deve convincere gli italiani che le Camere non sono il luogo dove una casta privilegiata si chiude a difesa dei suoi interessi – scrive Fini – Sono certo che entrambe le Camere faranno la loro parte e, per quanto riguarda Montecitorio, insieme al Collegio dei Questori metterò a punto le proposte di riduzione dei costi e di trasparenza, che entro luglio saranno discusse dall’Ufficio di Presidenza e votate in Aula prima della pausa estiva». «Le possibilità di farlo – scrive ancora Fini – ci sono. C’è materiale per tagli significativi. Va verificato se c’è la volontà di farlo». La sortita del presidente della Camera arriva al termine di una giornata scandita dalle polemiche sul mancato inserimento nella manovra dei tagli alla «casta». Durissimo un editoriale di Avvenire, il giornale dei vescovi: «L’onere del risanamento è stato caricato sulle famiglie e sui ceti medio-bassi, toccando solo marginalmente i ceti alti e certe corporazioni». Ancora: «I vitalizi dei parlamentari non sono stati toccati e anche gli stipendi dei deputati e senatori non verranno colpiti. Chi è al timone del Titanic, ormai da un decennio, non può sottrarsi alla responsabilità di averne tracciato la rotta verso gli iceberg».

Il mancato taglio per 82 milioni degli stipendi degli onorevoli scatena anche l’opposizione. «La manovra salva tutte le caste, non tassa le rendite e fa macelleria sociale», tuona Rosy Bindi del Pd. E Antonio Di Pietro: «Hanno tolto ai cittadini e hanno salvato la casta». Dura pure l’Udc con Antonio De Poli: «Pdl e Lega hanno bocciato le nostre proposte per tagliare i vitalizi, gli stipendi dei parlamentari e le Province. Sono loro la nuova casta».Anche il governatore lombardo del Pdl, Roberto Formigoni, prende le distanze: «I tagli alla politica andavano fatti. A saldi invariati bisogna trovare risorse per le famiglie, le piccole imprese, gli artigiani». Intanto cresce l’attesa per la riapertura dei mercati di domani.In barba agli appelli di Bersani, Casini e Di Pietro a lasciare il campo a un «premier più credibile», Berlusconi non ha alcuna intenzione di mollare: «Ho i numeri in Parlamento, vado avanti».

E questa è la linea che abbracciano i ministri. «L’esecutivo ha ottenuto l’ennesima fiducia e logica e politica vogliono che si debba governare», sostiene Altero Matteoli, responsabile delle Infrastrutture, «tanto più che il problema è mondiale, Obama negli Usa sta peggio di noi. Se, e quando, scatterà un altro attacco speculativo vedremo come intervenire». E Ignazio La Russa, ministro della Difesa: «Abbiamo fatto tutto ciò che si doveva fare. I mercati? Non c’è una regola certa che ti faccia dire quando la speculazione tornerà a mordere. Sicuramente un dato positivo è il fatto che allo stress test le banche italiane sono risultate solide». Franco Frattini (Esteri) invece ringrazia Giorgio Napolitano: «Grazie al clima costruttivo propiziato dall’autorevolezza morale del capo dello Stato la rapida approvazione della manovra ha rappresentato un momento alto per il Paese. Spero che la coesione e la condivisione non siano un’eccezione». di A. Gen.

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