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Elezioni politiche 2013, le bugie di Beppe Grillo

Beppe Grillo

Beppe Grillo

Il 24 e il 25 febbraio si andranno ad eleggere i nuovi membri dei due rami del Parlamento. È iniziata la corsa al fact checking sulle dichiarazioni e sulle promesse dei leader dei partiti politici in lizza alle politiche 2013. Secondo l’analisi di pagella politica, Berlusconi è il politico che dice più bugie, seguito poi da Beppe Grillo mentre Monti sarebbe l’unico leader a non mentire. Pare che la panzana dell’anno sia da attribuire al Cavaliere: “il nostro debito non è così elevato come si vuol far credere. L’Italia ha un attivo di 3600 miliardi ed è la seconda economia più solida dopo la Germania”. Beppe Grillo aveva detto che quest’anno era “inutile risanare e far ripartire l’acciaio dell’Ilva, le più grandi acciaierie ormai stanno chiudendo”, non è vero. In Italia si stanno riprendendo ed è il secondo produttore europeo dopo la Germania. Stando alle dichiarazioni di Berlusconi una su dieci sarebbe vera mentre per quanto riguarda Grillo una sua tre è una balla.

“Mentre siamo qua noi siamo entrati in guerra contro il Mali per fare supporto logistico ai bombardieri francesi che vanno a bombardare il Mali per prendersi l’uranio e l’oro. Ma vi sembra normale? Noi abbiamo l’articolo 11 della Costituzione che ci vieta di fare qualsiasi azione di guerra, che mandino l’Onu!”.

È una panzana pazzesca che non tiene conto dell’art. 78 e 87 della Costituzione Italiana tra l’altro il premier Monti ha ribadito che non c’è stata la volontà da parte delle forze politiche di trovare un intesa: “ho chiesto ai segretari dei tre partiti della maggioranza uscente di pronunciarsi su questo tema e non è venuto un appoggio che consenta di confidare in una delibera del parlamento“. In merito all’art. 11 della Costituzione ha ragione in parte Grillo ma non tiene conto che il citato articolo parla semplicemente di ripudio della guerra e non vieta espressamente di fare qualsiasi azione di guerra. Il comico non tiene conto dell’art. 10 della Costituzione che stabilisce l’ancoraggio della Costituzione italiana alle norme generali di diritto internazionale. In tal senso gli articoli 39 e seguenti della Carta Onu prevedono missioni di peacekeeping e lotta al terrorismo.

In realtà il tasso di disoccupazione in Germania nel 2012 è 1,4%, il più basso rispetto al 1992.

Vogliamo la l’impignorabilità della prima casa

È pura retorica. Si può già fare: invece di chiedere un mutuo si chiede un credito al consumo. Un fido. Invece di pagare il 4% si paga il 10%. L’istituto di credito in mancanza di una garanzia alza i tassi di interesse tali da non rendere la casa pignorabile.

L’85% del debito non è in mano nostra [...] è in mano alle banche! Di cui la metà straniere: francesi, inglesi, tedesche

Il debito attribuito a soggetti definibili raggiunge solo il 27,3%, un dato assai lontano dall’85% menzionato. A questo dato va sommata la quota detenuta dalla Banca d’Italia (4%), di conseguenza il debito in mano agli istituti bancari raggiunge il 31,3% mentre la restante somma appartiene a soggetti privati. Le banche straniere detengono soltanto il 12,3% del nostro debito e non il 50% come sostenuto dal genovese.

Non siamo falliti perchè metà del nostro debito era in mano alle banche francesi e alle banche tedesche. Se fallivamo noi ci portavamo dietro la Francia e la Germania quindi tutta l’Europa

Nel 2010 la Francia aveva in pancia il 20.93% del debito pubblico italiano, mentre la Germania solo il 7.78%, per un totale complessivo di 28.71%. Il debito complessivo nel 2010 era pari a 1.841.912 milioni di euro.

Metà del nostro debito è in mano a banche straniere – 511 miliardi ce l’hanno i francesi, 200 miliardi i tedeschi

Il dato fornito da Grillo viene smentito dal Bollettino Statistico di Bankitalia. A maggio 2012 il debito in mano a tutti i non residenti ammontava a 690 miliardi per tanto tedeschi e francesi non potevano avere in pancia 711 miliardi di debito. C’è da aggiungere che questi Paesi non potevano avere il 50% del nostro debito visto il debito complessivo era di 1966 miliardi – ne consegue che potevano avere solo il 35%.

Il secondo colpetto è avvenuto con la nomina di Rigor Montis (inserito a forza nel parlamento come senatore a vita per meriti sconosciuti) a Presidente del Consiglio senza che il precedente governo fosse sfiduciato dal parlamento in aula. Un fatto mai successo prima

La crisi di governo avviene per via parlamentare ovvero quando posta la fiducia su un provvedimento non viene approvato o quando si vota la mozione di sfiducia al governo così regolamentato dall’articolo 94 della Costituzione. La crisi extraparlamentare ha luogo quando il presidente del Consiglio rassegna le dimissioni. Il presidente della Repubblica sentiti i pareri del Presidente della Camera, del Senato e delle forze di maggioranza può nominare un secondo governo (governo bis), nominare un governo tecnico, sciogliere le Camere e indire nuove elezioni. Non è vero che è “Un fatto mai successo prima” infatti dal 1946 al 1992, le crisi sono state sempre state extraparlamentari. Solo nel 1998 si è formato un nuovo governo in seguito alla sfiducia ricevuta dal governo precedente.

L’euro non è la ragione per cui la giustizia in Italia non funziona, ne la ragione per cui le scuole non funzionano ne la ragione per cui la produttività del lavoro in Italia non cresce ne la ragione per cui i sistemi dei trasporti non funziona. Uscire dall’euro distruggerebbe l’economia italiana.

Per la prima volta l’Italia va a votare anticipatamente senza che il governo in carica sia stato sfiduciato dal parlamento

Le falsità che Grillo racconta al suo elettorato sono principalmente per gravi lacune di diritto Costituzionale. L’art. 88 della Costituzione stabilisce che il Presidente della Repubblica possa sciogliere le Camere prima della fine prevista della legislatura. Bisogna far presente che gli art. 93 e 94 della Costituzione prevedono che il governo è in carica dopo la nomina del Presidente della Repubblica e prima del conferimento iniziale della fiducia in aula. Prendendo in esame le 8 volte in cui ci sono state le elezioni anticipate in seguito allo scioglimento delle due Camere, 4 volte si è andati alle urne senza “che il governo in carica fosse sfiduciato in parlamento”. Non è dunque la prima volta.

Secondo Grillo, l’uscita dall’euro è un passo obbligato per l’Italia potrà:

svalutare la cara vecchia lira del 40-50%, e anche se ciò non risolverà tutti i problemi economici del Paese, renderà le nostre esportazioni più competitive

La svalutazione per essere competitivi con la Cina porterebbe a una riduzione del salario di un 60-70%. La svalutazione riduce il potere d’acquisto dei salari degli stipendi dei lavoratori in modo da renderli uguali a quelli dei cinesi. Se vuoi competere con i cinesi lo fai migliorando i servizi migliorando lo Stato migliorando la produttività migliorando la scuola. Non svalutando, affamando la gente che lavora. Una svalutazione della lira distruggerebbe il potere d’acquisto degli italiani. I prezzi delle materie prime e dei beni di prima necessità costerebbero di più a danno della competitività e c’è il rischio che la nostra amata lira non venga accetta come moneta di scambio.

L’agenda Monti, sottoscritta con voluttà dal pdmenoelle, prevedeva un solo punto: lo spread, ma lo spread non si mangia e soprattutto non dipende da Monti, ma dalle agenzie di rating internazionali. Lo spread che è salito alle stelle in estate (colpa dei mercati?) e sotto i 300 punti a dicembre (merito di Monti?) è una variabile indipendente dal governo

Beppe Grillo oltre a trascurare la Costituzione da una sua interpretazione delle dinamiche che muovono l’economia. Purtroppo lo spread “si mangia”. All’aumentare dello spread aumenta il tasso di interesse che lo Stato deve pagare per collocare i i propri titoli un costo che ricade sui cittadini visto che il debito pubblico di conseguenza aumenta. Secondo Grillo le agenzie di rating determinano l’andamento dello spread. Una falsità inaudita. Lo spread risente delle scelte politiche economiche di un Paese e della situazione economica della zona euro. Le agenzie di rating esprimono i loro giudizi in base a proiezioni macroeconomiche e politiche. Nell’estate del 2011 nonostante i massicci interventi della Bce in difesa dei titoli italiani lo spread aumentava. Quando Monti si è insediato lo spread italiano era a 600 punti. Le riforme strutturali impopolari del governo tecnico hanno portato all’abbassamento dello spread. Le iniezioni della Bce hanno contribuito all’abbassamento dello spread ma bisogna tenere presente che i mercati vengono influenzati principalmente dall’affidabilità di un Paese nel pagare il proprio debito. Quando Grillo urla alla folla che non vuole pagare il debito fa solo un piacere alla speculazione e non è da meno Berlusconi quando dichiara che lo spread non conta nulla.

Se Monti vuole dare le dimissioni ha l’obbligo di recarsi di fronte al parlamento e porre la fiducia (e sa che la otterrebbe). Non può sfiduciarsi da solo. Ma chi si crede di essere? Napolitano non può sciogliere le Camere perché Monti tiene il broncio

Beppe Grillo ignora la Costituzione italiana. Un premier si può dimettere anche se non viene sfiduciato dal parlamento. Lo scioglimento delle Camere è un’azione conseguente alle dimissioni o al voto di sfiducia, e neppure obbligatoria. Nel caso di voto di sfiducia, il Presidente della Repubblica può incaricare il premier di proporre un nuovo governo e di richiedere la fiducia alle Camere, piuttosto che procedere al loro diretto scioglimento. L’art. 88 della Costituzione prevede che “Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.” © R.S.

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