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Elezioni amministrative 2012, Lega Nord travolta

Roberto Maroni e Umberto Bossi

Roberto Maroni e Umberto Bossi

Un solo sindaco eletto al primo turno, tre che vanno al ballottaggio, ventidue che invece devono rinunciare da subito ai sogni di gloria. Bilancio amaro per la Lega che dopo dodici anni di fedeltà all’asse con Arcore decide di andare da sola. Ma lo sapevano, se lo aspettavano, e visto come sono andate le cose dalle parti del Pdl forse continuano a pensare che sia stato meglio così: «Se ci sono i modi e le condizioni per far rinascere un’alleanza lo vedremo» dice Bobo Maroni, «a me comunque sembra che il modello da seguire sia Verona». Nel resto del Nord la mazzata è stata terribile. Nelle segrete stanze di via Bellerio i musi sono lunghissimi: «Siamo tornati indietro di sette anni» è il commento generale. Sette anni fa, 2005, quando la Lega veleggiava farticosamente intorno al 4,5 per cento a livello nazionale. I grandi capi del Carroccio sanno che l’analisi è semplice. Prima il logorio causato dall’alleanza col Cavaliere che già alle amministrative di un anno fa aveva eroso parecchi voti. Poi le lotte intestine, culminate nella temporanea cacciata di Maroni a metà gennaio. Infine lo scandalo Belsito che ha coinvolto la famiglia Bossi, con tanto di compari e comparielli. I risultati sono lì da vedere: a Monza, Lecco, Cuneo, Alessandria, Piacenza, Belluno e in tutti gli altri capoluoghi in cui si votava per il Comune i candidati del Carroccio sono stati esclusi dal ballottaggio, spesso con percentuali umilianti.

A Monza la delusione più dolorosa: il sindaco uscente, il leghista Mariani molto vicino al clan di Gemonio, è rimasto al 7,5 per cento. Ma anche altrove le ferite bruciano: a Como sotto l’8 per cento, ad Alessandria poco più del 6, a Belluno (un tempo guidata da un leghista) il 5 per cento. Una disfatta. Poi ci sono le sconfitte numericamente insignificanti, ma simbolicamente terribili. E sono quelle di Cassano Magnago, paese del varesotto che ha dato i natali a Umberto Bossi; Mozzo, provincia di Bergamo, feudo di Roberto Calderoli che vi abita. Qui la Lega non solo non ha il sindaco ma è stata confinata a un ruolo marginale. Per non parlare di quel che è accaduto a Sarego (Vicenza) dove ha sede il cosiddetto parlamento del nord: da ieri ha un sindaco del Movimento 5 Stelle, il primo in Italia. © Re.Pez.

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