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Dimissioni di Berlusconi, nega anche Berlino

Silvio Berlusconi

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«La vendetta di Angela» potrebbe intitolarsi questo improbabile giallo fantapolitico di fine anno tra la Germania e l’Italia, tra la Merkel e Berlusconi. L’uso del condizionale però è obbligatorio, dal momento che anche da Berlino ieri pomeriggio è arrivata una secca smentita alle rivelazioni pubblicate dal Wall Street Journal sulle presunte pressioni esercitate dalla Cancelliera tedesca sul presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a favore di una veloce sostituzione di Silvio Berlusconi alla presidenza del Consiglio. «Non vi è nulla da aggiungere all’accurata descrizione della conversazione telefonica tra la Merkel e Napolitano fornita dall’ufficio del presidente italiano», ha dichiarato un portavoce del governo tedesco. Berlino dunque smentisce che nella telefonata del 20 ottobre scorso Angela Merkel avrebbe direttamente chiesto o auspicato un’uscita di scena di Berlusconi e la sua sostituzione con un altro primo ministro. Nel quartiere governativo di Berlino, praticamente deserto per via delle feste di fine anno, le rivelazioni del quotidiano americano sono passate quasi inosservate e solo le insistenti richieste di commento sollevate dai cronisti italiani hanno spinto il portavoce del governo Merkel alla breve quanto secca precisazione. La scarsa considerazione della Cancelliera nei confronti del primo ministro italiano e dell’affidabilità del suo esecutivo non è mai stata del resto un grande mistero. Motivi per nutrire rancori e diffidenze la Merkel ne aveva parecchi. Dalla battuta, vera o inventata che sia, del cavaliere sul fondo schiena della Cancelliera prussiana, allo scherzo del «cù cù» fatto da Silvio alla Merkel nel corso di un vertice italo-tedesco a Trieste. Dalla freddezza degli ultimi incontri bilaterali tra i due leader governativi alle insistenti ma inascoltate richieste di Berlino di vere riforme strutturali e di bilancio in Italia.

Le differenze fra la diligente e severa Kanzlerin e l’effimero e spavaldo presidente del Consiglio non potevano essere più evidenti – e questo non solo per le differenze di vedute e gli stili di governo. Lei, la donna arrivata dall’Est, cresciuta all’ombra della dittatura tedesco orientale in una famiglia di pastori protestanti e che ancora oggi, all’apice della sua carriera, vive da semplice inquilina in un modesto appartamento nel centro di Berlino. Lui, il grande imprenditore e uomo d’affari divenuto ricco col suo impero immobiliare e televisivo e che ama lo sfarzo, le dimore sontuose e sfoggiare il suo potere e la sua ricchezza. Due mondi contrapposti che non hanno mai veramente comunicato tra di loro e che alla fine hanno portato ad un indebolimento degli storici rapporti bilaterali tra i due Paesi fondatori dell’Unione europea. Sarà pure vero che nella telefonata tra la Merkel e Napolitano si sia parlato solo di risanamento di conti pubblici, deficit e riforme. Di euro, stabilità e fiducia dei mercati. Merkel, già per via della sua natura prudente e conciliante non avrebbe mai osato di più. Tutto il resto però, compresa una possibile uscita di scena di Silvio, era comunque facilmente immaginabile. © Walter Rauhe

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