Dichiarazione dei redditi online dei politici italiani

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Il vento dell’antipolitica soffia forte, il governo Monti sceglie la strada della trasparenza dei redditi di tutti i suoi membri e il Parlamento, a fatica, si adegua. E’ in crescita il numero di onorevoli che hanno concesso l’autorizzazione alla pubblicazione online delle loro dichiarazioni dei redditi. Rimangono comunque una minoranza. A consultare l’aggiornato sito openpolis.it si scopre che, ad oggi, sono soltanto 328 su 945, il 34,71% del totale. La legge 441 del 1982 prevede che tutti i senatori e deputati sono tenuti a depositare la dichiarazione patrimoniale e aggiornarla ogni anno, ma queste informazioni sono raccolti in un apposito Bollettino che è consultabile solo presso la Camera o il Senato. Solo grazie a un’iniziativa dei Radicali è possibile, dietro consenso firmato dal parlamentare, la pubblicazione online delle dichiarazioni dei redditi, consultabili nella pagine di deputati e senatori. Tra i leader di partito, hanno fatto una scelta di trasparenza, Pierluigi Bersani, Pier Ferdinando Casini e Antonio Di Pietro, mentre non si conoscono i redditi del segretario Pdl Alfano e del «Paperone», Silvio Berlusconi, il più ricco del Parlamento con oltre 48 milioni di reddito. Anche il segretario della Lega, Maroni pubblica i suoi redditi e risulta uno dei pochi ad aver già messo online la dichiarazione di quest’anno, mentre manca all’appello Bossi. Presente anche il reddito del presidente della Camera, Gianfranco Fini. Nel Pd, ci sono i redditi dei due capigruppo Anna Finocchiaro e Dario Franceschini, dei big Bindi, Veltroni e D’Alema. I sei deputati radicali sono stati fra i primi a dare l’autorizzazione alla pubblicazione.

Nel Pdl hanno privilegiato la trasparenza il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, gli ex ministri Mariastella Gelmini, Renato Brunetta e Franco Frattini. Mancano invece le dichiarazioni dell’ex ministro della Difesa, La Russa, del capogruppo alla Camera Cicchitto e quella dei due avvocati di fiducia del Cavaliere, Ghedini e Longo. Proprio gli avvocati-parlamentari, tra i più ricchi del Parlamento, sembrano poco propensi a rendere noti i propri redditi. Nessuna liberatoria, per esempio, per Giulia Bongiorno e Giuseppe Consolo che eppure erano risultati fra gli onorevoli più benestanti. Stesso discorso per gli imprenditori Amato Berardi e Antonio Angelucci (Pdl) che si erano piazzati al secondo e terzo posto nella classifica dei «Paperoni» del Parlamento. © A.S.

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