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Decreto Sviluppo, soldi non ce ne sono

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

«Soldi non ce ne sono, stiamo cercando di inventarci cose, speriamo di riuscirci». Così ieri Berlusconi ha riassunto lo stato dell’arte del decreto sviluppo i cui tempi si allungano. Il provvedimento era atteso al consiglio dei ministri di questa settimana, ma con ogni probabilità non sarà pronto per l’appuntamento di Palazzo Chigi. Le imprese sono preoccupate: «La situazione è sempre più difficile, la fiducia nei confronti dell’Italia sta diminuendo. Il tempo è scaduto» i cinque presidenti di Confindustria, Abi, Rete Imprese Italia, Ania e Alleanza delle Cooperative hanno mandato l’ennesimo appello al premier. La missiva segue di pochi giorni il «Manifesto delle imprese» con cui avevano messo nero su bianco proposte per uscire dalla morsa del debito pubblico e favorire la ripresa. Ma, ancora una volta è la denuncia, «nessuna reazione concreta è seguita da parte del governo e nessun dialogo è stato aperto».

E «il ritardo che stiamo accumulando sul fronte del rilancio della crescita e della credibilità sta costando moltissimo in termini di occupazione, risparmi delle famiglie e valore delle imprese» scrivono Emma Marcegaglia (Confindustria), Giuseppe Mussari (Abi), Fabio Cerchiai (Ania), Ivan Malavasi (Rete Imprese), Luigi Marino (cooperative) proseguendo un pressing lungo ormai quasi 100 giorni. Dunque il decreto sviluppo slitta ancora. La definizione del provvedimento che dovrebbe rilanciare la crescita dopo le due pesanti manovre correttive di quest’estate è sulla carta in cima alle priorità di politica economica. «Non ho una particolare fretta» ha però spiegato ieri Berlusconi, annunciando che il testo potrà essere approvato quando sarà possibile inserirvi qualcosa di «convincente». Dunque non questa settimana. E spunta anche l’ipotesi di un concordato con la Svizzera (sulla falsariga di quello già siglato da Germania e Gran Bretagna) misura che potrebbe portare nelle casse dello Stato circa 5 miliardi.

Immediata però la smentita dell’esecutivo: «Non faremo nessun condono fiscale, nè diretto, nè indiretto nè tantomeno velato», ha precisato Sacconi. L’altro dossier caldo è quello della Banca d’Italia: per la nomina del nuovo governatore c’è però una scadenza, quella del primo novembre, data in cui Mario Draghi si insedierà alla guida della Bce lasciando libera la poltrona di Via Nazionale. A questo proposito il presidente del Consiglio ha confermato l’intenzione di sciogliere il nodo, confermando che Lorenzo Bini Smaghi è nel novero dei candidati, insieme all’attuale direttore generale di Bankitalia Fabrizio Saccomanni e al direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, per il quale ieri è tornato a spingere il leader della Lega Bossi, sempre con l’argomento della «milanesità» di Grilli. In base alla legge, l’indicazione del nome spetta al premier, ma secondo Bossi la decisione coinvolgerà governo e maggioranza, per cui «bisognerà votare».

Tornando al decreto sviluppo, ieri si è svolta, preannunciata proprio da Berlusconi, una riunione con ministri e tecnici per studiare le possibili opzioni. Per ora il provvedimento contiene un pacchetto destinato a stimolare le opere pubbliche con sgravi fiscali. La questione di fondo è sempre quella indicata dal premier: la disponibilità di risorse. Al momento è prossima allo zero. La patrimoniale «leggera» sul modello di quella proposta da Confindustria non piace a Berlusconi. Che la situazione sia complessa da vari punti di vista lo ha voluto ribadire ieri anche Gianni Letta, parlando di «giorni tempestosi, avari, avvelenati». © l.ci.

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