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Decreto del Fare, il testo con i provvedimenti

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Il decreto Fare passa a fatica, porta 70 nuove norme su un testo nato per semplificare la vita alle aziende e rilanciare l’Italia digitale, con il governo Letta battuto due volte, guarda caso, proprio sulla giustizia sull’emendamento che sopprime le nuove regole per l’accesso ai concorsi dei magistrati. E ha fatto slittare a settembre alcune riforme-chiave. Non ci sono più i tempi per chiudere sul finanziamento pubblico ai partiti. Il nodo da sciogliere sulla legge è squisitamente politico: i due principali partiti della maggioranza, Pd e Pdl, stanno litigando sulle modifiche da apportare al testo. La legge prevede l’eliminazione in tre ani del finanziamento pubblico sostituito dallla donazione del «2 per mille» da parte dei contribuenti fino ad un tetto massimo di 61 milioni di euro annui. Il Pd iniste per inserire nella legge un tetto alle donazioni dei privati. Il Pdl, al quale Silvio Berlusconi ha più volte assicurato generose elargizioni, è contrario. Salta anche la legge contro l’omofobia.

I provvedimenti accantonati:

Omofobia. Il provvedimento che prevede l’aggravante dell’omofobia per i reati commessi nei confronti di omosessuali e transessuali lascia ancora molto distanti Pd e Pdl, ma anche Scelta civica. Ci sarà ora un mese per cercare una soluzione. Se i democrat convinti sostengono che la proposta è equilibrata, che i diritti degli omosessuali vanno riconosciuti e che leggi come questa esistono negli altri Paesi occidentali con il sostegno di Sinistra Ecologia Libertà, il Pdl e Scelta Civica obiettano che si rischia invece di sconfinare in un reato di opinione tanto più che si contesta anche lo strumento per attuarla, e cioè la legge Reale-Mancino.

Finanziamento partiti. Di rinvio in rinvio, l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti perde un nuovo tram e rischia di saltare definitivamente poiché per completare l’iter parlamentare era fondamentale avere almeno ottenuto l’approvazione alla Camera entro fine agosto. Per questa ragione si era avviato l’esame in aula senza aspettare la conclusione dei lavori in commissione e si puntava almeno sulla riapertura di Montecitorio nell’ultima settimana del mese. Sfumata questa opportunità, con il rinvio dei lavori al 10 settembre, rischia di sfumare l’obiettivo di rendere operativa la legge per il 2014.

Voto di scambio. Votare un testo meno rigoroso ma più accettabile per il Pdl, onorando così l’impegno sulle larghe intese, o fare numero con il Movimento 5 Stelle e puntare su un testo più radicale? Su questo dilemma, e questa divisione, si è consumato anche lo stallo sulla riforma del voto di scambio, il cosiddetto 416 ter. Infatti il testo nella formulazione arrivata al Senato, rischia di mettere a rischio i processi per mafia, hanno sottolineato alcuni Pm. Anche Roberto Saviano ha messo in guardia sull’impatto della norma così come è stata scritta. E le distanze rimangono ampie, tutto rinviato a settembre.

Pubblica Amministrazione. Riserva del 50% nei concorsi per i precari, nuove misure di spending review nella pubblica amministrazione, mobilità nel pubblico impiego e nuovi tagli alle auto blu. Di questo si sarebbe dovuto occupare oggi il consiglio dei ministri ma l’esame del decreto preparato al ministro della Funzione pubblica D’Alia, con ogni probabilità, slitterà alla riunione del 23 agosto. Il testo riguarda anche le gestioni commissariali delle Province e la loro durata in attesa che entri in vigore la riforma che le cancella. Dato il clima politico generale, si è preferito non mettere altra acrne al fuoco.

Auto blu. Nonostante i vincoli delle diverse leggi finanziarie e quelli inseriti nella spending review, le auto blu costano ancora allo Stato (e quindi ai contribuenti) oltre 1 miliardo. La cifra è emersa proprio pochi giorni fa in seguito al monitoraggio realizzato dal Formez Pa per conto della Funzione pubblica. Una cifra enorme anche se è inferiore del 12% rispetto a quanto si è speso nel 2011 e del 26% rispetto al 2010. «Non basta, la spesa è ancora troppo alta», a giudizio del ministro D’Alia che ha proposto un ulteriore taglio del 20% ma la norma, che doveva andare oggi in consiglio dei ministri, slitta a fine mese.

Riordino dei tribunali. È una dura battaglia, quella per la riduzione degli uffici giudiziari locali. La data di scadenza per attuarla è il 12 settembre ma la riforma, voluta dall’ex ministro della Giustizia Paola Severino, che prevede la chiusura di 37 tribunali periferici il loro accorpamento con sedi più grandi, cozza contro campanilismi radicati e trasversali, dal Pd al Pdl. L’obiettivo è di rendere gli uffici più funzionali e di risparmiare 17 milioni nel 2013 e più di 30 nel 2014. Ma il Senato ha approvato ieri quasi all’unanimità un ordine del giorno che chiede al governo (contrario) di fare dietrofront.

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