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Ddl anticorruzione, il testo va modificato

Fabrizio Cicchitto

Fabrizio Cicchitto

Senza modifiche il Pdl non voterà il disegno di legge anticorruzione, che da prima dell’estate è fermo all’esame della commissione Giustizia del Senato. E non solo perché il Pdl medesimo rifiuta ogni ipotesi di voto di fiducia, ma per il merito di quel testo. Lo ha fatto capire ieri, con decisione, il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri: «Il ddl anti-corruzione deve essere concordato con noi. Se non lo sarà, e se si dovesse mettere la fiducia, il governo non avrà il nostro voto». Il suo omologo alla Camera, il capogruppo Fabrizio Cicchitto, rende noto un gelido e secco «siamo totalmente d’accordo con Gasparri». Cicchitto, in effetti, ha ancora il dente avvelenato: quando prese la parola, nell’aula di Montecitorio, per annunciare il sofferto sì del Pdl su un testo su cui il governo mise la fiducia (era il 14 giugno), annunciò, rivolto al ministro della Giustizia Paola severino: «Non voteremo mai più così, ministro». Severino, in realtà, non ha mai annunciato un nuovo voto di fiducia, al Senato, sul testo licenziato dalla Camera: domenica scorsa, ha smentito seccamente voci di stampa che davano per certa la fiducia, limitandosi a ribadire che il ddl anticorruzione è stato inserito a pieno titolo, insieme all’abbattimento dell’arretrato dei processi civili, «nell’agenda delle priorità del governo».

Ieri, però, è stato il ministro alla Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, ad affermare: «Spero che il ddl vada avanti a tutti i costi, anche con la fiducia». Frase che ha offerto il destro al Pdl per scatenare la contraerea. Gasparri accusa Patroni Griffi di aver parlato «con l’entusiasmo del neofita», nega ogni ipotesi di fiducia e avverte: «Il testo all’esame del Senato va migliorato in alcuni punti, per evitare che, invece di combattere la corruzione, si combattano altre cose». I punti invisi al Pdl sono noti da tempo (il traffico d’influenze illecite, la corruzione tra privati, gli aumenti delle pene, sia massime che minime), l’ostilità verso Severino anche, senza dire del fatto che i pidellini vogliono che riprenda anche l’iter del ddl intercettazioni (fermo dal 2010 alla Camera) e la legge comunitaria che contiene la responsabilità civile dei giudici (ferma in commissione al Senato).

Al Pd la controreplica: «Quando si parla di provvedimenti anticorruzione – dice ironica Donatella Ferranti, capogruppo democrat in commissione Giustizia – il Pdl pone sempre ostacoli. Dicano cosa non gli va bene, non basta dire no alla fiducia». A cercare la quadra è l’Udc che, con il capogruppo in commissione Giustizia alla Camera, Roberto Rao, si dice «d’accordo con l’approccio del ministro rispetto ai grandi nodi della giustizia (anticorruzione, intercettazioni, smaltimento dell’arretrato civile e responsabilità civile magistrati) che vanno affrontati presto e bene, con il concorso di tutti i grandi partiti e senza tatticismi». © Ettore Colombo

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