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Ddl anticorruzione, il Pdl non accetta forzature

Mario Monti

Mario Monti

L’insistenza di Mario Monti sulla urgenza e necessità della legge anti-corruzione ha naturalmente suscitato opposte reazioni tra i partiti della sua «strana maggioranza». Le cui divisioni – basti pensare a quanto il provvedimento sta a cuore al Pd e a quanto il Pdl lo trovi poco soddisfacente – stanno bloccando l’iter del disegno di legge in Parlamento, che dalla prossima settimana tornerà all’attenzione della commissione Giustizia del Senato. Il Pdl chiede che non ci siano «forzature» e ribadisce la necessità di procedere contemporaneamente con il trittico di provvedimenti che compongono il pacchetto: ddl intercettazioni, responsabilità civile dei magistrati e, appunto, ddl anti-corruzione. Il Pd chiede invece di dare una corsia preferenziale alle norme contro la corruzione. Ipotesi che verrebbe incontro al ministro della Giustizia, Paola Severino. Ad alzare i toni della polemica politica ci pensa Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl a Montecitorio: «Sulla giustizia non accettiamo forzature. O i tre temi riguardanti l’anti-corruzione, le intercettazioni e la responsabilità civile dei giudici vanno in parallelo, con soluzioni condivise, oppure non ci sarà il nostro accordo». Una presa di posizione che lascia poco spazio alle trattative e mette in guardia il governo dall’ipotesi, tutt’ora sul piatto, di ricorrere alla fiducia sul ddl anti-corruzione. Punta il dito, contro il Guardasigilli, Maurizio Gasparri. Il quale considera «censurabile» l’operato del governo, specialmente a proposito delle norme anti-intercettazioni. Di tutt’altro avviso il Pd, che con Anna Finocchiaro accusa il Pdl di «essere sordo» agli appelli del Capo dello Stato e del capo del governo. «Legare, come fanno Cicchitto e Gasparri, la legge anti-corruzione alle questioni della responsabilità civile dei magistrati e delle intercettazioni – accusa il presidente dei senatori democrat – dimostra solo la volontà politica di bloccare ogni vero tentativo di riforma sui temi della giustizia». Intanto il vice-presidente del Csm, Michele Vietti, non solo è d’accordo con Quirinale e palazzo Chigi sulla legge anti-corruzione ma insiste anche sul tema delle intercettazioni: «Affrontiamo questo argomento senza tabù. E’ uno scandalo che terzi ignari finiscano sulle prime pagine dei giornali con frasi che non hanno alcuna attinenza con le indagini. E ciò alla faccia della privacy». E ancora: «In un Paese civile si debbono rispettare tre interessi concorrenti: quello degli inquirenti di disporre di un insostituibile strumento di indagine; quello della libera stampa di esercitare il suo diritto all’informazione; e infine quello della riservatezza, rigorosamente tutelato a norma di Costituzione nei confronti dei terzi estranei alle indagini». Serve insomma, secondo Vietti, una normativa che rispetti tutte queste esigenze.

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