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Cosa Bianca lontana, gruppi divisi sulla strategia

Carlo Costalli

Carlo Costalli

La grande mobilitazione politica, anche se allo stato ancora pre-partitica, del mondo cattolico italiano non solo non si ferma ma accelera. Tutti assicurano che la Cosa bianca non esiste, ma da subito partirà in tutte le diocesi «una grande mobilitazione periferica» dell’intero associazionismo bianco che si è riunito a Todi, come è scritto nero su bianco anche nel documento conclusivo licenziato ieri nel convento umbro. Poi, a inizio gennaio o al massimo a febbraio 2012, ci sarà una grande manifestazione nazionale indetta dal Forum delle associazioni cattoliche. Anche nel mondo dei movimenti cattolici ci sono i frenatori e gli acceleratori, però. Tra i primi vanno annoverati i movimenti religiosi, quelli più lontani dall’agone politico: Rinnovamento nello Spirito, Neocatecumenali, Focolarini, ma anche molte associazioni che stanno dentro due reti cattoliche che hanno contato molto negli anni di ferro del bipolarismo e della sua risposta ecclesiale, il ruinismo, Reti in opera e Scienza e Vita. Fare politica apertamente per loro è più difficile: ne hanno diffidenza, oltre che scarsa dimestichezza.

Poi ci sono le Acli, che stanno dentro il Forum, e movimenti come Azione cattolica e Fuci: critici della prima ora del berlusconismo, rappresentanti di quella parte (oggi decisamente minoritaria) che vota per il centrosinistra, per il Pd, mai per il Pdl, preferirebbero costruire una lobby politico-culturale, pronti ad agire sui temi, a fare da think-thank. Ma la parte più consistente del Forum (Mcl, Cisl, Confcooperative) spinge per fare subito una nuova politica. A tre condizioni. La prima è che non si voti nel 2012, ecco il perché, anche, della richiesta di un governo istituzionale o di tregua: «Non siamo pronti», c’è chi dice in chiaro a Todi. La seconda è che non ci sia né questa legge elettorale, il Porcellum, né tanto meno il Mattarellum. La terza è la più difficile. «Siamo già oltre Berlusconi», confida ai suoi il presidente dell’Mcl Carlo Costalli, «ma non vogliamo finire arruolati dai berluschini». Nessun «federatore», dunque, come chiede il sociologo De Rita e come era sembrato potesse essere lo storico Andrea Riccardi, né «leader carismatici», ma un processo inclusivo e che parta dal basso.

Il movimento (non ancora) partito ha le idee ben chiare. Anche verso gli attuali attori politici: «Quando Berlusconi lascerà cadranno sia il Pdl sia il Pd», ripete Costalli. Delusi dall’ipotesi a lungo accarezzata, quella di una ristrutturazione del Pdl all’insegna dei valori del Ppe che non decolla, sono Casini al centro e Fioroni nel Pd gli interlocutori privilegiati di Todi. Lo scenario che intanto scaturisce da Todi, però, viene accolto con freddezza e malcelato fastidio dal Pdl. Il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, in prima fila sui temi della bioetica, parla di incontro deludente. Sandro Bondi invece invita la Chiesa a lasciare ai laici il campo della politica limitandosi a occuparsi di fede: «Ho la sensazione che i cattolici amplifichino il valore sociale e perfino politico della fede, mentre oggi c’è un estremo bisogno, anche da parte di chi dichiara di non credere, di incontrare la fede di Cristo e una chiesa che parli alla coscienza inquieta di noi tutti». Mentre c’è chi boccia senza appelli le ”ricette” e ”richieste” del forum: «Non meglio precisati governi di tutti e con tutti, volti a mettere tra parentesi le scelte degli elettori – sentenzia il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone – sanno di vecchia politica. Altro che novità». Più fiduciosi i centristi, con il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa che individua da Todi indicazioni preziose per la politica italiana.

Così anche il vice-segretario del Pd, Enrico Letta: «Oggi è una bella giornata per l’Italia e per quelli che credono che il Paese possa uscire dalla crisi con un nuovo spirito di coesione. Todi appare come un momento di svolta che lascerà il segno». Più cauta la vice-presidente del Pd Rosy Bindi: «Bene il messaggio lanciato da Bagnasco, ma prima di trovare nuove forme organizzative per i cattolici impegnati in politica occorrerà fare una riflessione ed un confronto molto serio nella vita del nostro paese». I cattolici, secondo Bindi, «devono confrontarsi con le parole del cardinale, con questo fatto importante che si è verificato a Todi». «Ma dobbiamo farlo – conclude – con la consapevolezza che le scelte compiute in questi anni, in un sistema bipolare, sono scelte che hanno una loro coerenza con i valori cristiani». © Ettore Colombo

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