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Consultazioni, c’è l’ipotesi del governo di scopo

Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano

«Un elemento emerge dopo la prima giornata di consultazioni: nessuna delle forze politiche ha parlato di elezioni anticipate». Nel cauto commento che in serata filtra dal Quirinale, si scorge tutta la complessità di una crisi che non sembra avere vie d’uscita anche per le responsabilità di una legge elettorale che ha diviso in tre il Senato. Proprio perché è impossibile e inutile partire dal pallottoliere, Giorgio Napolitano ieri ha seguito la strada delle cose da fare. Un modo per cercare di trovare il bandolo di una matassa partendo dal possibile programma di scopo che potrebbe accompagnare la nascita di un governo seppur di pochi mesi. L’incontro oggi con Grillo e i capigruppo del M5S sarà decisivo per capire sino a che punto intendano spingersi i grillini, ma non c’è dubbio che alla fine Giorgio Napolitano lascerà al segretario del Pd l’onere della valutazione sull’opportunità che sia lui stesso a ricevere l’incarico o se invece non sarà meglio affidare il compito ad un esploratore. Gli scenari probabili per la formazione del nuovo governo posso essere i seguenti anche se si rafforza l’ipotesi dell’esecutivo “di scopo”: un programma snello, condiviso da gran parte delle forze politiche, guidato da un tecnico o un esponente istituzionale.

Incarico esplorativo. Il conferimento dell’incarico può essere preceduto da un mandato esplorativo (come nel caso di Franco Marini – gennaio 2008) che si rende necessario quando le consultazioni non abbiano dato indicazioni significative. Al di fuori di questa ipotesi, il Presidente conferisce l’incarico direttamente alla personalità in grado di ottenere una maggioranza.

Governo di minoranza. Il Capo dello Stato potrebbe affidare l’incarico al leader della coalizione di maggioranza relativa, con il mandato di cercare in Parlamento i voti necessari ad ottenere la fiducia sulla base del programma. Sarebbe un governo che nasce di minoranza, come avvenne con Andreotti nel 1976, il quale poté contare sul sostegno esterno dell’allora Pci.

Governo istituzionale. E’ un esecutivo affidato a una delle alte cariche istituzionali – presidenti della Camera o del Senato – di fronte all’incapacità del Parlamento di esprimere una maggioranza politica. Nel 1994 Spadolini, presidente del Senato uscente, prevedeva questa soluzione. L’esito delle elezioni del 27 marzo diede invece un’ampia maggioranza al Polo delle libertà di Silvio Berlusconi.

Governo tecnico o di scopo. Il governo tecnico nasce sulla base dell’incarico affidato a una personalità estranea alla politica, ma di alto profilo, con un programma limitato ad alcune riforme ritenute indispensabili: nel caso attuale, legge elettorale e riforme economiche. Su queste basi nacquero i governi Ciampi (1993), Dini (1995) (entrambi provenienti da Bankitalia) e lo stesso governo Monti (2011).

Governo di larghe intese. Un governissimo per superare l’emergenza. In sostanza si tratta della possibilità che i maggiori partiti superino le rispettive rigidità ed avversioni al fine di formare un esecutivo in grado di fronteggiare le emergenze sul tappeto. L’esecutivo di larghe intese più noto fu quello presieduto da Alcide De Gasperi dalla fine del ’45 al luglio del ’46.

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