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Caso Emiliano, i De Gennaro puntavano ai ministri

Michele Emiliano

Michele Emiliano

Cercavano di entrare anche a palazzo Chigi, i fratelli Degennaro. Gli stessi che, secondo la procura di Bari, compravano i favori della politica pugliese e persino del sindaco di Bari, Emiliano, con regalie di vario genere, soprattutto a base di ostriche e champagne. La rete dei rapporti politici dei fratelli Daniele, Vito Michele, Gerardo e Giovanni è descritta minuziosamente nelle oltre duemilacinquecento pagine della Finanza di Bari sulle quali si poggia l’ordinanza che ha portato ieri in carcere due di loro (Daniele e Gerardo), due professionisti e tre dirigenti comunali e regionali, per aver pilotato appalti per opere pubbliche rilevanti dal 2004 in poi. Il primo a finire sulla graticola è stato il sindaco Michele Emiliano, che secondo il rapporto delle fiamme gialle ricevette in occasione del Natale 2007 «champagne, vino e formaggi, quattro grosse spigole, venti scampi, ostriche imperiali, cinquanta noci bianche, cinquanta cozze pelose, due chili di seppioline locali di Molfetta e otto astici». Così, mentre ieri il sindaco di Bari ha chiesto invano al capo della procura di Bari, Antonio Laudati, una copia degli atti dell’inchiesta per difendersi dalle accuse comparse sui giornali, dal palazzo di giustizia sono filtrate indiscrezioni che raccontano di una rete di protezioni politiche ben più ampia di quella locale. In realtà i Degennaro puntavano più in alto, direttamente a orientare le decisioni del governo, credendo di poter influenzare persino l’operato del ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro. Con il suo appoggio, e con quello di altri politici come Enrico Letta e Francesco Boccia, con i quali i Degennaro millantavano al telefono rapporti di amicizia, i quattro fratelli puntavano a ottenere una modifica della Finanziaria per favorire il loro gruppo imprenditoriale.

La familiarità con i palazzi del governo è testimoniata da una telefonata del 29 dicembre 2007, tra Daniele Degennaro e un consigliere regionale pugliese, Giovanni Epifani: «Giovanni, ascolta: dietro la porta del Consiglio dei ministri mi segui? C’era fisicamente una persona, ti faccio nome e cognome: Massimiliano Vitale, stava proprio dietro la porta a Palazzo Chigi..». Nella stessa telefonata, Degennaro si sfoga per il mancato raggiungimento del suo obbiettivo, nonostante le rassicurazioni dei referenti politici. E se la prende con Antonio Di Pietro che sarebbe riuscito ad avvantaggiarsi della sconfitta del suo gruppo: «A me mi hanno già chiamato; ho detto ma che chiamate a fare; voi non contate un cazzo, voi non siete nessuno. Noi siamo nelle mani di questo Di Pietro, ma voi siete pazzi? Questo è stato capace di prendere 230 milioni di euro da tutto il meridione d’Italia e spostarli in Molise». E da stamane se ne potrebbe capire di più, perché i pm Renato Nitti e Francesca Romana Pirrelli cominceranno ad interrogare proprio i de fratelli arrestati. © Massimo Martinelli

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