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Bossi si ricandida alla segreteria della Lega Nord

Umberto Bossi

Umberto Bossi

Umberto Bossi si ricandida alla segreteria della Lega Nord. Il Senatur rompe gli indugi davanti ai giornalisti nel “Lega Unita Day” a Zanica, in provincia di Bergamo: “lo faccio per la gente sennò pensano che non siamo uniti”. Un forte richiamo all’unità del partito era arrivato anche dal palco: “se si chiudono i varchi – tra i dirigenti le incomprensioni – secondo me tutta la base si salda unita in blocco unico pronta a dare l’attacco al centralismo romano – un po’ colpa nostra quel che è avvenuto – ma non colpa perché uno ha rubato, l’altro… secondo me non ha rubato nessuno. Devo dire francamente che io non vedo ladri – quanti di noi hanno visto i ladri – ho visto qualche errore avevamo a fare l’amministratore uno collegato con l’ndrangheta – il ladro terrun”. Roberto Maroni e Roberto Calderoli hanno invece lanciato l’obiezione fiscale, una vera protesta contro l’Imu. Duro l’attacco dell’ex ministro Maroni al governo Monti: “licenziare il governo Monti prima dell’estate – questo è l’obiettivo che la Lega si pone”.

Nel movimento è alta la tensione tra maroniani e «cerchisti» che fanno capo a Bossi. Per ora siamo alle questioni formali. Se gli uomini vicini all’ex ministro dell’Interno, che sembrano in maggioranza nella Lega, non fanno dichiarazioni roboanti è per un solo motivo: non sollevare polveroni in un momento cruciale per il Carroccio. Roberto Castelli, per esempio, ha un sospetto: Bossi potrebbe avere «concordato con i triumviri» la sua uscita. Altri, affermano semplicemente che deciderà il congresso a fine giugno. Non intendono alimentare polemiche pronunciando una sola parola contro Bossi. Soltanto il sindaco di Verona, Flavio Tosi, si è esposto, dichiarando che non si «aspettava» la sua ricandidatura. «Francamente, la ritengo inopportuna» e «improbabile». Perchè, secondo Tosi, «saranno i militanti a decidere se il segretario sarà ancora lui o qualcun altro». Con una postilla: «Ognuno è libero di candidarsi. Naturalmente il sottoscritto si augura che sia Roberto Maroni».

Ma le parole del Senatùr vengono tradotte da Roberto Calderoli, secondo il quale il significato lessicale della ricandidatura è un altro. «Ha detto si ricandida se lo richiede l’unità del movimento e anche che è pronto a lasciare spazio al nuovo e ai nuovi, e che lui non si ricandida». Il rischio che possa riesplodere una lite alla vigilia delle amministrative è concreto. Ma le risposte fornite dai maroniani, sembrano rassicurare su questo fronte. Dicono che non ci può essere un’insurrezione contro Bossi in quanto resta «padre nobile» del movimento. Spiega Matteo Salvini che «la Lega c’è ed ha vissuto di Bossi e grazie a Bossi, ma di Bossi e su Bossi non possono vivere deputati o funzionari». A sua volta, Maroni cerca di dribblare il problema, scaricando sui cronisti.

«Peccato che la dichiarazione (a sorpresa) di Bossi abbia consentito ai giornalisti di mettere in secondo piano la protesta fiscale». Ma, annuncia, la «battaglia continua». Ormai, però, anche i pezzi da Novanta del Carroccio si stanno avvicinando all’ex ministro dell’Interno. Luca Zaia, governatore del Veneto, sceglie la formula verbale di rinviare alla sovranità del congresso federale. Invece, i cerchisti sembrano risollevati dalla mossa di Bossi. «E’ la soluzione migliore» dichiara Alessandra Montagnoli. Paola Goisis dice che è «l’unico segretario federale» possibile. Alessandro Valli attende solo che il «congresso suggelli questa decisione».

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