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Berlusconi striglia la Lega Nord, impegni non rispettati

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Non è stato un attacco profondo, né sono volate parole roboanti. Ma Silvio Berlusconi una bacchettata a Umberto Bossi, dopo il sì all’arresto di Papa, ha voluto darlo. Probabilmente è il primo da quando hanno stretto quel ferreo patto di alleanza. «Scusate – esclama – chi aveva preso un impegno e non lo ha rispettato nel voto al Parlamento?». E punta il dito contro la Lega. Poi chiosa: «Tanto è vero che al Senato l’impegno è stato mantenuto» per il salvataggio del senatore del Pd Alberto Tedesco. Annuncia che la legislatura sarà terminata, il governo «ha 20 mesi di lavoro per approvare le riforme». Dunque, per adesso «non succede niente, l’esecutivo va avanti più solido di prima». Nello stesso tempo, anche Bossi tenta di chiudere come incidente isolato il caso Papa. «Con Berlusconi la questione penso sia chiusa. Noi non abbiamo problemi, ci ha dato il federalismo». E nel pomeriggio chiama al telefono il Cavaliere ribadendo la volontà, precisa il portavoce del premier, Paolo Bonaiuti, di «andare avanti, proseguendo con le riforme». Dopo avere liquidato come «ricostruzioni fantapolitiche» le divisioni tra Pdl e Lega, Bonaiuti ha aggiunto che i due leader avrebbero «ragionato dell’agenda parlamentare» dopo la pausa estiva.

Che queste dichiarazioni costituiscano il sigillo per mettere fine alla bufera tra Pdl e Lega, è forse eccessivo. Perché la tensione resta alta, come prova la freddezza con cui è stata accolta, al Consiglio dei ministri di venerdì, la bozza Calderoli sulla riforma dell’architettura costituzionale. Nessun ministro berlusconiano è convinto che passerà nell’attuale formulazione, ma andrà corretta a fondo. Ma Bossi è categorico: il testo è già passato e non ci saranno ripensamenti. Le intenzioni leghiste saranno comunque presto chiare: martedì ci sarà il voto sul rifinanziamento delle missioni estere in Senato e, se Roberto Castelli ha annunciato il voto contrario, resta da vedere come si esprimerà il resto della pattuglia leghista. Poi c’è la nomina del nuovo Guardasigilli (uno dei papabili, Renato Brunetta, ha detto: «Sto bene dove sto, ma sono un soldato»). Berlusconi, malgrado quel sassolino che si è tolto dalla scarpa, punta comunque a rinsaldare con la Lega, a piccoli passi, il vincolo di maggioranza. La telefonata del pomeriggio di ieri, che si somma a quella avvenuta venerdì, è un segnale in questo senso.

Nell’entourage berlusconiano, non a caso, si cominciano a considerare diversamente Bossi e Maroni, scaricando sui maroniani il malumore per il voto contro Papa. Prima di partire per Porto Rotondo, il premier ha riconosciuto che qualcosa è successo: «Io non ho nessun problema, sono loro ad avere un problema». Poi assicura che per ora non accadrà nulla, anche se guarda con una certa apprensione le prossime scadenze relative alla richiesta di arresto di Marco Milanese, ex braccio destro di Tremonti, e alla possibile sfiducia per il ministro Saverio Romano. Punta sempre sul rapporto con Bossi: «Assolutamente sì. Ripeto ciò che ha detto qualcuno di loro: la Lega è Bossi e Bossi è la Lega». E torna a ribadire che il governo andrà avanti, approvando quelle «riforme che prima non si potevano fare» perché adesso la maggioranza è «numericamente inferiore, ma più compatta e coesa». Quanto alle divisioni, dà la colpa ai giornali «che inventano tutto». Secondo i fedelissimi, la ferma volontà di proseguire sarebbe determinata dal vuoto delle opposizioni: nessuna proposta alternativa sarebbe arrivata da Casini e Fini, come dal Pd alle prese con la vicenda Penati e Tedesco che pesano «come macigni».

Sul fronte padano, rimbalza la voce di Bossi: «La questione è chiusa». Anzi – aggiunge il Senatùr – le cose vanno di bene in meglio. Quanto alla questione Papa e alle divisioni nel partito, secondo il capo leghista, «si sapeva la Lega aveva difficoltà. E poi il Carroccio deve parlare con una sola voce, altrimenti mi incazzo». Sul rimpasto, i leghisti prendono però tempo: «Facci andare in vacanza» ha detto il Senatùr rivolto al premier. Roberto Calderoli spalleggia Bossi. Non c’è nessun «bisogno di fare pace» con Berlusconi «perché non abbiamo mai litigato, noi portiamo avanti le nostre iniziative in modo chiaro». In ogni caso, Calderoli non prevede crolli nella maggioranza nell’immediato. di Fabrizio Rizzi

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