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Berlusconi indagato per le pressioni su Annozero

Silvio Berlusconi

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La vicenda giudiziaria che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Silvio Berlusconi per le pressioni su Annozero non nasce alla procura di Roma. Tutto è partito infatti nel marzo 2010 dalla procura di Trani, come tranche di un’inchiesta su alcune carte di credito del circuito American Express, le cosiddette revolving, che consentono al cliente di ottenere un prestito, da rifondere poi attraverso il pagamento di rate. Quando, però, le rate non venivano onorate, si applicava un tasso d’interesse moratorio che superava le soglie di salvaguardia e diventava usurario superando la soglia del 28,98 per cento. Indagando per truffa e usura la procura pugliese si è ritrovata sul tavolo intercettazioni di conversazioni telefoniche avvenute tra il presidente del Consiglio, l’ex commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Giancarlo Innocenzi, e l’ex direttore generale della Rai Mauro Masi. Nelle telefonate venivano commentate le scelte editoriali di alcuni talk show del servizio pubblico televisivo, e in particolar modo si discuteva di contromisure da adottare nei confronti del programma Annozero di Michele Santoro. A Masi, Berlusconi suggeriva al telefono di muoversi per chiudere il programma. E in una telefonata con Innocenzi, durante la trasmissione di Annozero dedicata al caso Cosentino, il premier diceva: «È una cosa oscena, bisogna concertare una vostra azione che sia di stimolo alla Rai per dire: adesso basta, si chiude tutto».

Nei confronti dell’ex commissario di Agcom, che a seguito dell’inchiesta nel giugno 2010 si è dimesso da componente del Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, la procura di Trani aveva ipotizzato il reato di favoreggiamento personale, dal momento che nel corso di un’audizione davanti agli investigatori aveva negato di aver ricevuto pressioni dal premier. Sempre nella stessa inchiesta è rimasto coinvolto anche il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, indagato invece per violazione dell’articolo 379 bis del Codice penale: rivelazioni di segreti inerenti a un procedimento penale. Secondo l’accusa, Minzolini non avrebbe osservato il divieto imposto dal pubblico ministero, Michele Ruggiero, di non rivelare a terzi il contenuto dell’interrogatorio a cui fu sottoposto a Trani il 17 dicembre 2009 nell’ambito delle indagini sulle carte di credito American Express.

E ora questo nuovo capitolo, sul cui esito il difensore del premier, l’avvocato Niccolò Ghedini, si dice sicuro: «Ci sarà l’archiviazione». Mentre l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, è molto attento a quanto sta succedendo a piazzale Clodio e annuncia che, qualora il processo partisse, intendono costituirsi parte civile.

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