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Berlusconi dà il via libera al governo Monti

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

«Stiamo lavorando, come auspicato da Berlusconi, per il bene dell’Italia e nell’interesse nazionale. Pensiamo che il tentativo del professor Monti di formare un governo possa andare a buon esito». La dichiarazione di Angelino Alfano al termine del più lungo degli incontri avuti da Mario Monti nel corso delle sue consultazioni, è stata, nella tarda mattinata di ieri la sostanziale liberatoria che il presidente incaricato attendeva per il successo del suo tentativo. Poche ore prima il clima che circondava il lavoro del professore bocconiano aveva subito un improvviso peggioramento a causa di un’intervista di Italo Bocchino, nella quale il numero due di Fli ipotizzava una candidatura elettorale di Monti alla guida di una coalizione Pd-Terzo Polo. L’aspra reazione del Pdl non si faceva attendere: il portavoce Daniele Capezzone denunciava che «c’è in tutta evidenza chi gioca allo sfascio, mettendo irresponsabilmente a rischio il tentativo di Monti». Il vicecapogruppo al Senato Gaetano Quagliariello chiedeva allo stesso Monti di dichiararsi «indisponibile alla avventata ipotesi» dell’esponente finiano. Gianni Alemanno parlava di «pessimo servizio» fatto al presidente incaricato. A condannare definitivamente l’uscita di Bocchino era poi lo stesso Fini definendola «un errore» dal momento che – osservava il presidente della Camera – «il governo Monti, se nascerà e nascerà, non deve vincere le elezioni ma affrontare una grave emergenza».

Calmatesi le acque, Alfano poteva dichiarare il proprio ottimismo sul nascente esecutivo, un viatico per il quale arrivava anche da Silvio Berlusconi, da cui la delegazione del Pdl andava a colloquio subito dopo l’incontro con Monti. Il Cavaliere faceva sapere di essere pronto a sostenere un governo tecnico «per senso di responsabilità nei confronti del Paese». Il premier uscente, che ieri ha avuto una serie di colloqui di congedo con il presidente Usa Obama, con il suo predecessore Bush e con il russo Medvedev, si diceva peraltro «amareggiato» per le defezioni di quanti hanno fatto mancare la maggioranza al centrodestra, e soprattutto sottolineava che «l’aumento dello spread dimostra come il problema non era il governo Berlusconi, ma che sotto attacco è l’Italia». Su questo tema, l’intero Pdl ha organizzato ieri un vero e proprio fuoco di fila di dichiarazioni, tutte intese a smentire «la barzelletta» – definizione di Ignazio La Russa – secondo la quale l’aumento dello spread dipendeva dalla presenza di Berlusconi al governo.

Altra schermaglia quella ingaggiata, in particolare da Alfano, sulla presenza o meno di Gianni Letta nel governo. Il segretario del Pd diceva: «La decisione spetta a Monti, ma se posso permettermi di dargli un consiglio, io non mi priverei mai di uno come Gianni Letta». Il braccio di ferro con il Pd sull’accoppiata Letta-Amato era destinato a durare fino a sera, quando fonti dello stesso Pdl sostenevano che l’ipotesi Letta era tramontata «a causa dei veti del Pd». © Mario Stanganelli

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