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Assedio delle lobby e delle corporazioni indecente

Pier Ferdinando Casini

Pier Ferdinando Casini

Le lobby sono gruppi di pressione organizzati che si impegnano per incidere sulle istituzioni legislative al fine di ottenere interventi normativi favorevoli ai loro interessi di parte. Negli Usa e in Canada le lobby sono regolamentate per legge e agiscono regolarmente alla luce del sole. Non così alla Unione Europea, dove si stima che i lobbisti in difesa delle grandi aziende europee (soprattutto sui temi legati all’ambiente) siano non meno di quindicimila, né in Italia. Nel nostro Parlamento l’azione delle lobby è lasciata all’iniziativa privata dei singoli gruppi e alla disponibilità dei singoli parlamentari. Nelle scorse settimane il Terzo Polo ha proposto un emendamento «anti-sottobraccisti», dall’usanza dei lobbisti di trattare confidenzialmente i parlamentari nei corridoi delle commissioni parlamentari per persuaderli delle ragioni del proprio gruppo di interesse, proprio al dl liberalizzazioni ma è stato giudicato inammissibile. Ma la battaglia contro le lobby procede anche al Senato dove lo stesso Schifani ha dichiarato guerra aperta. Quando il provvedimento sulle liberalizzazioni ha cominciato a segnare il passo causando i primi intoppi al governo, la vicenda è diventata dirompente, dai mugugni a mezza bocca si è passati alle proteste aperte, le contropressioni per tenere alla larga i gruppi di pressione si sono infittite. La spinta principale a dare una regolata ai lobbisti e a porre un rimedio alla loro invadenza pare sia venuta dal governo: il sottosegretario allo Sviluppo, Claudio de Vincenti, si è reso conto di quanto il pressing fosse diventato asfissiante, di come il testo subisse cambiamenti in progress, ora per i tassiti, ora per i farmacisti, e ha investito del problema la presidenza di palazzo Madama. «Meno male che si è deciso di intervenire», sbotta Paolo Giaretta che per il Pd sta in commissione, e racconta: «Mano a mano che si andava avanti cresceva l’invadenza di questi rappresentanti di categoria.

Il Parlamento ha già audito le parti in causa, adesso è il momento delle decisioni, che non possono però avvenire sotto la pressione diretta, anche fisicamente, di questi signori». Di «insopportabile pressione», al limite dell’«assedio», ha parlato Luigi Zanda che del Pd è vice capogruppo, al quale è anche riuscita la battuta: «Non vorrei che alla fine la più potente liberalizzazione fosse proprio quella della libera circolazione di lobby e lobbisti nei meandri del Senato». «Da noi neanche si avvicinano, i lobbisti, qui non siamo al mercato», fa sapere Felice Belisario capogruppo dipietrista. L’ex presidente della Camera si schiera nettamente dalla parte di Monti e stigmatizza i tentativi di condizionare il cammino delle liberalizzazioni. «L’assedio delle lobby e delle corporazioni è quasi indecente, il governo deve andare avanti con forza», avverte, senza precisare se l’Udc sia favorevole o contrario ad una fiducia sul provvedimento.«A me interessa il testo – spiega- il governo ha presentato un buon provvedimento che non può essere annacquato. Bisogna andare avanti con coraggio resistendo agli assalti delle corporazioni», insiste Casini, sottolineando il ruolo del Senato e della Camera dei deputati «che devono rafforzare il provvedimento e non indebolirlo».

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