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Amministrative 2012, il Pd governa 95 città

Pier Luigi Bersani

Pier Luigi Bersani

«Ecco chi ha vinto queste amministrative», fa Pier Luigi Bersani per metà soddisfatto e per metà accigliato, ed esibisce a uso di fotografi e telecamere la foto della vittoria. Una foto a colori dove spicca la colonna in rosso con la cifra «95», i comuni conquistati da Pd e centrosinistra, «prima erano 45», fa notare puntuto il segretario. Conclusione di Bersani: «Abbiamo vinto senza se e senza ma». Si presenta a metà pomeriggio in sala stampa, il leader del Pd, all’orario canonico quando c’è da festeggiare, e si capisce subito da come parla e si muove che se è contento per il risultato tuttavia mastica amaro per qualcosa. Bersani lo dice apertamente: «E’ in atto un simpatico tentativo di farci passare per sconfitti laddove abbiamo riportato una squillante vittoria, conquistando comuni e amministrazioni dove da tempo governava il centrodestra», avverte il segretario, «ma non consentiremo di far passare questo tentativo, vinciamo in tutta la Brianza, in tutta la Lombardia», in pratica in tutto il Nord, e poi ancora «in Toscana, in Abruzzo, in tutto il circondario di Napoli». E non c’è nessuna Parma, nessun Grillo o grillino che possano offuscare tante vittorie. «Segnalo che in quella città governava il centrodestra da tempo», fa notare il leader del Pd. La parola «sconfitta» per Bersani non si deve neanche pronunciare, si tratta di «non vittorie» conia per l’occasione, «ci sono anche comuni dove non vinciamo, che è diverso da dire che perdiamo». Quanto al comico genovese, «ora dovrà dimostrare di saper governare, gli slogan non bastano più, dovrà dire alla gente che cosa vuol fare sul serio».

Parma in sostanza è una piccola macchia in un mare limpido di successi, una tesi che nel partito trova molti seguaci come Enrico Letta o Rosy Bindi, che di suo ci aggiunge che «Grillo è stato votato dalla destra». Ma ci sono anche quelli non convinti, come Deborah Serracchiani vicina a Franceschini secondo la quale «Parma offusca ogni vittoria». O come Paolo Gentiloni, per il quale «riproporre acriticamente centralità di partiti visibilmente asfittici significa rischiare pesantemente una riedizione del 93-94». O come Matteo Renzi sindaco di Firenze, che non ci mette tanto a dire che «tra l’usato sicuro di Bersani e il salto nel buio di Grillo gli elettori hanno preferito quest’ultimo». Invoca le primarie come panacea per il rinnovamento, Renzi, e Bersani gli replica trattenendo a stento il fastidio: «Basta con questa giaculatoria delle primarie, non le temiamo certo, abbiamo il copyright, se gli alleati le vorranno le faremo; quanto al rinnovamento, nel prossimo Parlamento il Pd produrrà un ricambio notevole, pur all’interno di una continuità». Il processo di rinnovamento che deve investire tutte le forze. Il pensiero di Bersani va ai progetti che attendono disco verde in Parlamento: «Pretendo che in settimana si voti sul dimezzamento del finanziamento ai partiti, sul taglio dei parlamentari e si pensi sul serio alla legge elettorale». Il Pd, ripete, sostiene una politica seria a pulita, «e dunque non cederemo mai al qualunquismo dilagante». Al termine, salutati i giornalisti, brindisi di festeggiamento e telefonate a sindaci nuovi e confermati.

Le alleanze? Le prossime elezioni politiche? Bersani non pronuncia neanche la parola «Vasto», ci sarà tempo e luogo. Lo fa per lui Antonio Di Pietro, in positivo, «bisogna rilanciare al più presto quella foto e quell’alleanza». Il Pd si attesta ormai come primo partito, Bersani ripete che «ogni alternativa non può che ruotare attorno al Pd», e il lettiano Francesco Boccia dà voce a un sentimento diffuso nel partito: «Il Pd è pronto a guidare il Paese con il suo leader Bersani». © Nino Bertoloni Meli

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