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Vittime del regime si uccidono a Teheran

Behnam Ganji e Nahal Sahabi

Behnam Ganji e Nahal Sahabi

Nahal Sahabi e Behnam Ganji, una maestra d’asilo e uno studente iraniani, innamorati e pieni di speranze per il futuro, sono morti suicidi a quattro settimane di distanza l’uno dall’altra, vittime di un regime che ha distrutto le loro vite. E la tragica fine dei Romeo e Giulietta iraniani si è diffusa sui siti web. Ganji, 22 anni, era studente all’università di Teheran. Viveva con Koohyar Goudarzi, 26 anni, oppositore del regime espulso dall’università. Nella notte del 31 luglio agenti della sicurezza hanno fatto irruzione nell’appartamento e li hanno arrestati. Non molto dopo sono state arrestate Sahabi e la madre di Goudarzi, nella città di Kerman. Ganji è stato detenuto per otto giorni. Ciò che gli è accaduto non è chiaro. La notte del primo settembre, si è suicidato con un’overdose di medicinali. Sahabi, 28 anni, è rimasta nel carcere di Evin per tre giorni. Il suicidio del suo ragazzo l’aveva sconvolta. Dal suo blog emergeva lo strazio. «Forse, se tu sapessi quanto qualcuno ti ama, potresti tornare dalla morte», scriveva Sahabi. Poi, giovedì mattina, si è suicidata. Anche lei con un’overdose e nello stesso giorno della settimana, giovedì. Le ultime parole sul suo blog: «Vieni Behnam. Balliamo insieme ancora una volta di giovedì». E i giovani blogger iraniani hanno gridato la loro disperazione. «Lunga vita all’amore. Lunga vita alla vita. Morte al dittatore» si legge nei post.

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