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Strage salafita a Eilat, missili contro bus: 14 morti

Ehud Barak

Ehud Barak

L’agguato è avvenuto dieci chilometri a nord di Eilat, la nota località turistica israeliana. La strada scende dal Mediterraneo fiancheggiando il confine con l’Egitto per arrivare sul mar Rosso. Notevole il traffico militare. Meno quello civile in una zona dove operano trafficanti di droga e di donne, e transitano migranti africani alla ricerca della fortuna in Israele. L’assalto, una vera e propria azione militare, era ben preparato ma gli autori dell’attacco contro un autobus carico di soldati israeliani, i loro soccorritori e sei persone che viaggiavano su un’altra vettura, sapevano di aver poche possibilità di sopravvivere. Erano consapevoli che l’azione loro assegnata si sarebbere conclusa con tutta probabilità con il loro sacrificio. E così è stato. Il bilancio provvisorio è di sette israeliani morti e ventinove feriti. Sette sono anche i militanti uccisi grazie all’intervento rapido di forze speciali schierate nella zona. Per il ministro della Difesa, Ehud Barak, «L’origine degli attentati terroristici odierni è Gaza. Agiremo contro di loro con tutta la forza e con determinazione».

«Israele risponderà in modo adeguato», la promessa-minaccia del premier Netanyahu. Nel giro di poche ore, le basi di Hamas nella Striscia si sono svuotate, i capi del movimento islamico, dopo aver approvato l’attacco senza però rivendicarlo, si sono rintanati nei bunker sotterranei. Non hanno dovuto attendere a lungo: nel tardo pomeriggio sono arrivati i primi attacchi aerei israeliani contro obiettivi a Gaza. E le prime sei vittime. In tarda serata, inoltre, secondo quanto riferito da fonti militari del Cairo, tre guardie di frontiera egiziane sono rimaste vittime del fuoco di un aereo israeliano che stava inseguendo alcuni miliziani nella zona di confine tra la città egiziana di Taba e quella israeliana di Eliat.

Sono mesi che militari e politici israeliani guardano con preoccupazione al confine meridionale. Un reticolato segue una parte del tracciato della frontiera. Difese elettroniche dovrebbero segnalare infiltrazioni. Caos e incertezza al Cairo e la crescente attività di gruppi di beduini interessati soprattutto al traffico illegale – armi o droga o carne umana – ha reso il Sinai più pericoloso. Più di una volta le autorità israeliane hanno chiesto ai loro cittadini di evitare la penisola temendo rapimenti o attacchi terroristici. Da un paio di giorni, secondo fonti di Tel Aviv, i servizi di sicurezza avevano avuto sentore di un probabile attacco. Non si sapeva dove o come ma alcuni reparti di forze speciali avevano avuto l’ordine di trasferirsi nei campi militari lungo il confine. Poco dopo mezzogiorno, il primo assalto.

Un autobus civile carico di truppe che rientravano a casa per il week-end è stato preso di mira con raffiche di armi automatiche da tre militanti. L’allarme ha fatto arrivare sul posto alcuni mezzi militari, accolti da almeno due ordigni esplosivi lasciati sul terreno dai terroristi. Mezz’ora più tardi, un colpo di mortaio sparato dal lato egiziano ha colpito una vettura: ci sono feriti. Alle 13,10, due razzi anticarro centrano un’altra auto uccidendo i cinque occupanti, tra cui due donne. Mentre arrivavano da nord e sud, mezzi militari e ambulanze, elicotteri delle forze speciali perlustravano la zona alla ricerca dei terroristi. È un terreno arido e impervio il deserto a nord di Eilat, ma dall’alto non deve essere stato difficile per i soldati rintracciare gli assalitori. Si parla di vari scontri a fuoco e verso le 17 fonti militari hanno annunciato la morte di sette terroristi. Indossavano giubbotti esplosivi: probabilmente erano pronti a immolarsi se fossero arrivati a tiro del nemico, certamente non pensavano di tornare a casa.

Verso sera, due soldati sono stati colpiti da spari provenienti dall’altro lato del confine mentre le autorità egiziane chiudevano il valico di Rafah – l’unico passaggio verso l’esterno per gli abitanti di Gaza – e Israele alzava il livello di guardia in tutto il Paese. Le rappresaglie contro Hamas a Gaza costituiscono una prima reazione israeliana ed esiste il timore di nuove azioni. La tensione nella regione sta crescendo in vista della data del 20 settembre, quando l’Autorità nazionale palestinese intende presentare all’Onu la dichiarazione d’indipendenza della Palestina.

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