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Strage di neonati in Siria, Homs sotto assedio

Scontri in Siria

Scontri in Siria

Da sei giorni sotto un assedio senza precedenti. La città di Homs, epicentro della rivolta contro il regime siriano del presidente Bashar al Assad, sta vivendo il momento più doloroso e buio dei suoi oltre 4mila e trecento anni di storia. I bombardamenti scandiscono senza sosta le 24 ore e il numero dei morti è di decine al giorno. Nella notte tra martedì e ieri, secondo fonti dell’Osservatorio dei diritti umani, le persone uccise negli attacchi sferrati dall’esercito governativo sono state almeno una cinquantina. Incalcolabile il numero dei feriti cui ha fatto riferimento in una drammatica testimonianza giunta via Internet alla tv al-Harabiya, il medico Ali al-Hazuri: «In questo momento a Homs ci sono molti feriti gravi a causa del lancio dei colpi di mortaio da parte dell’esercito. Il quartiere di Bab Amru è semi distrutto e anche il nostro ospedale è stato colpito – ha aggiunto – chiediamo aiuto perché ci sono feriti gravi da soccorrere, ma la Mezzaluna rossa non può entrare perché fermata dai militari. Chiediamo agli arabi di muoversi e di aiutarci». Tra le notizie diffuse dal fronte delle opposizioni, nessuna ufficiale né verificabile, c’è stata ieri anche quella della morte, a causa dell’interruzione di energia elettrica, di 18 neonati che si trovavano in incubatrice. Oltre 40, sempre ieri, le vittime di bombardamenti.

Formalmente ufficiali ma altrettanto non verificabili le notizie diffuse dall’agenzia ufficiale Sana che ha riferito dell’esplosione, sempre a Homs, di un’autobomba che avrebbe provocato «morti e feriti tra i civili e le forze di sicurezza». L’agenzia ha scritto che l’attentato, nel quartiere di Bayada, è stato compiuto da «un gruppo terrorista» e che «terroristi hanno attaccato a colpi di mortaio l’università al Baath e la raffineria di Homs, provocando un incendio in due serbatoi di carburante, e in diversi quartieri della città hanno attaccato le forze di sicurezza», scrive l’agenzia governativa. Sempre secondo la Sana, «gruppi terroristi hanno lanciato proiettili di mortaio e di Rpg dal quartiere di Bab Amro sui quartieri vicini», e «hanno fatto esplodere un certo numero di ordigni nella stessa Bab Amro, e vi sono notizie di civili e agenti delle forze di polizia uccisi».

Il quartiere di Bab Amro è quello che secondo gli attivisti e alcuni giornalisti presenti sul posto è stato il più colpito dai bombardamenti degli ultimi giorni da parte delle forze governative. La situazione sempre più incandescente ha spinto l’Unione Europea a organizzare tre gruppi di emergenza, con esperti in missioni civili e umanitarie, che partiranno presto per Beirut, Amman e «possibilmente» Damasco per «coordinare l’azione Ue sul terreno in vista delle future operazioni, inclusa l’evacuazione delle migliaia di cittadini europei» Al piano di emergenza sta lavorando Agostino Miozzo, responsabile delle operazioni di crisi per il servizio diplomatico Ue. «Vogliamo essere pronti a tutti gli scenari, sia positivi che negativi – ha detto Miozzo -. Per ora, non si prevede l’evacuazione dei nostri cittadini, ma vogliamo essere pronti». © Roberto Romagnoli

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